pescatoir

Le letture di oggi sono incentrate sul tema della vocazione. Per una strana coincidenza quando parliamo di vocazione non si come mai il nostro pensiero corre in una direzione vocazione=vita consacrata. Una vita dedicata a qualcosa di sacro. Non vorrei smontare questa convinzione ma un pensiero mi sfugge.

Pensiero sfuggente.

Se ripenso al percorso dei discepoli, alla loro strada, ai loro errori, alle loro fatiche non sono poi così sicuro che la scelta fatta in quel momento fosse una vera e propria vocazione. Quello che è sicuro è che hanno fatto una scelta, difficile, avventata forse, ma hanno fatto una scelta. Hanno seguito un’istinto, hanno dato una risposta ma non hanno avuto una vocazione in senso stretto o per lo meno come la intendiamo noi. Loro non conoscevano affatto l’uomo che li ha chiamati e che li ha accolti. Forse conoscevano quello che si diceva di lui ma da lì a conoscerlo siamo ancora molto lontani, eppure la storia la conosciamo. Lo hanno seguito, hanno cercato di capirlo, senza per’altro riuscirci, sono scappati a gambe levate nel momento clou della passione e morte del Maestro. Hanno commesso errori di interpretazione e di intendimento eppure noi continuiamo a dire che hanno avuto la vocazione.

Pensiero insinuoso.

Non penso che nel momento della chiamata i discepoli avessero in mente che stavano rispondendo ad una vocazione. Loro stavano solo reagendo ad una chiamata ad una e-vocazione. Il loro nome pronunciato da un quasi sconosciuto, il loro sguardo incrociato con quello del Maestro, questo ha determinato la loro reazione. Per parlare di vocazione intesa come adesione alla Sua missione dovremo aspettare ancora molto. Dovremo aspettare che il Maestro muoia e pure male, dovremo aspettare che passi la paura del futuro, dovremmo aspettare che si stringano fra loro, dovremo aspettare il dono dello Spirito perché finalmente si possa parlare di vocazione.

Fretta.

Ecco che questo vale anche per noi. Noi uomini frettolosi di etichettare e incasellare nel giusto spazio ogni cosa. Per seguire Gesù bisogna per forza avere la vocazione se no non posso seguirlo. Il Maestro però non è dello stesso avviso. A nessuno di loro ha fatto l’interrogatorio per sapere se erano veramente pronti anzi. Gesù si è limitato a chiamarli a e-vocarli. A loro il merito di aver risposto in modo forse illogico, forse sprovveduto, forse temerario, forse per sfuggire ad una routine che andava stretta. Ma hanno risposto. Noi oggi purtroppo non siamo più in grado di rispondere forse perché non più in grado di sentire o più semplicemente perché se si parla di Gesù bisogna per forza avere una vocazione e non accettiamo semplicemente di essere stati e-vocati da Lui. Non basta che ci chiami, che ci guardi vogliamo già che si sia formati o portati per Lui e in questo modo di saltiamo quel passaggio fondamentale che è l’essere educati da Lui, dalla Sua Parola, dalla Sua vita, dalla Sua morte. Non si può aver una vocazione senza una formazione e per usare un termine di oggi potremmo parlare di vocazione solo al termine di un e-learnig che passa proprio dal frequentarlo dopo avergli in qualche modo risposto.

Claudio

 

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