altare-santuario

L’interno del Santuario costituisce una ricca panoramica dell’arte lombarda tra tardo Manierismo sino alle porte del Novecento.

Meritano una visita specifica la cappella di San Giuseppe, decorata da Camillo Procaccini e aiuti entro il 1603, con la splendida pala d’altare del Riposo nella fuga in Egitto; la cappella di San Giorgio, con il pregevole ciclo di affreschi del Morazzone (1614-1615), i notevoli stucchi e la pala d’altare raffigurante San Giorgio e il drago dipinta da Giovanni Ambrogio Figino verso il 1606; la sontuosa cappella di San Carlo, tra i più riusciti episodi di stile barocco in Lombardia, decorata da Andrea Lanzani nel 1684.

Numerose tele del XVII secolo sono distribuite tra la Sagrestia, Penitenzieria e cappelle laterali, tra cui un Martirio di Santa Caterina di Camillo Procaccini, la pala d’altare della cappella di San Giovanni Battista attribuita a Giovanni Mauro della Rovere detto il Fiammenghino, e la bella pala d’altare di Sant’Anna dipinta da Carlo Vimercati nel 1714.

Grandiosi cicli ad affresco ottocenteschi furono eseguiti in navata da Giuseppe Carsana (1868-1889), pittore bergamasco proveniente dall’Accademia Carrara, e dal torinese Luigi Morgari (1890-1895) coadiuvato con raffinatissime decorazioni e quadrature di Achille e Angelo Secchi.

Notevoli gruppi scultorei ottocenteschi decorano gli interni, tra cui i due grandiosi modelli in gesso dello scultore Pompeo Marchesi “La Religione” e “San Carlo comunica San Luigi Gonzaga” giunti direttamente dallo studio milanese dello scultore nel 1868. Altri bei gruppi in stucco coronano le neoclassiche cappelle laterali, tra i quali spicca per qualità esecutiva quello di Grazioso Rusca sul coronamento della cappella di Sant’Ambrogio eseguito verso il 1806.

Tra i dipinti ottocenteschi opere di Giuseppe Sogni, Raffaele Casnedi e Roberto Galperti da Verolanuova.

Una visita non deve mancare nel periodo natalizio, occasione per vedere lo spettacolare Presepio in sagome dipinte di Giuseppe Carsana (seconda metà del XIX sec.), costituito da venti sagome in carta a grandezza naturale, studiato per il doppio allestimento natalizio e dell’Epifania.

Meritevole di particolare attenzione il monumentale altare maggiore, di origine secentesca ma ampliato alla fine dell’ottocento su progetto dell’architetto Gaetano Moretti, con sculture in marmo di Carrara di Antonio Carminati, e bronzi di Eugenio Bellosio e Giovanni Lomazzi. Nel retro dell’altare una bella pala della metà del Seicento dipinta da Cristoforo Storer raffigura San Carlo che posa la prima pietra del Santuario di Rho.

L’altare post conciliare è stato consacrato dal Cardinal Carlo Maria Martini il 24 aprile 1998, ed è stato eseguito in marmo di Candoglia su modelli dello scultore Floriano Bodini.

Notevoli opere di ebanisteria e scultura lignea, specialmente settecenteschi, decorano l’interno della basilica, tra i quali spicca sopra l’arco del presbiterio il grande Crocefisso con due angeli intagliato da Giuseppe Antignati nel 1765, l’elegante coro il noce del 1747 di Antonio Maria Pozzi, e i notevoli pulpiti e casse d’organo in legno dorato eseguiti da Benedetto Cazzaniga nella seconda metà del Settecento.

In Sagrestia e Penitenzieria grandiosi armadi e arredi dei secoli XVII-XIX.

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