Ascensione di Cristo | Giotto

16 maggio 2021
ASCENSIONE DEL SIGNORE (B)
Luca 24,36-53

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Gli ultimi tre gesti di Gesù: invia, benedice, scompare

Su quell’altura inizia la “Chiesa in uscita” (papa Francesco): con l’invio chiede agli apostoli un cambio di sguardo. Devono passare da una comunità, da una Chiesa che mette se stessa al centro (una Chiesa centripeta), ad una Chiesa che si mette al servizio del cammino ascensionale del mondo, al servizio dell’avvenire dell’uomo, della vita, della cultura, della casa comune, delle nuove generazioni. Una Chiesa rabdomante del buono del mondo, che vuole captare, cogliere e far emergere le forze più belle.

Convertiteli: coltivate e custodite i semi divini di ciascuno. Come faceva Gesù che percorreva la Galilea e andava in cerca delle fenditure nelle persone, là dove scorrevano acque sepolte, come con la samaritana al pozzo. Captava le attese della gente e le portava alla luce. Così la Chiesa, sapendo che il suo annuncio è già preceduto dalla presenza discreta di Dio, dall’azione mite e possente dello Spirito, è inviata al servizio dei germi santi che sono in ciascuno. Per ridestarli. 

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisseUna lunga benedizione sospesa, in eterno, tra cielo e terra veglia sul mondo. La maledizione non appartiene a Dio, lo dobbiamo testimoniare. Il gesto definitivo di Gesù è benedire. Il mondo lo ha rifiutato e ucciso e lui lo benedice. Benedice me, così come sono, nelle mie amarezze e nelle mie povertà, in tutti i miei dubbi benedetto, nelle mie fatiche benedetto.

Mentre li benediceva si staccò da loroLa Chiesa nasce da quel corpo assente. Ma Gesù non abbandona i suoi, non se ne va altrove, ma entra nel profondo di tutte le vite. Non è andato oltre le nubi ma oltre le forme: se prima era insieme con i discepoli, ora sarà dentro di loro, forza ascensionale dell’intero cosmo verso più luminosa vita.

2. Adesso tocca a noi

La diversa presenza di Cristo nella nostra vita, ci rende adulti e responsabili. Adesso tocca a noi trafficare i doni ricevuti e iniziare la catena dell’amore ricevuto e donato. La comunità cristiana non può accettare di vivere abbandonando il mondo al suo destino, come fanno le sette e certi gruppi che pensano soltanto a se stessi e ai propri interessi. La comunità cristiana autentica sa di avere una chiamata a collaborare con Dio per il bene di tutti gli uomini. Perciò, ricomincia ogni giorno la storia della Chiesa, fatta del mio impegno, del tuo, del nostro. E come gli apostoli dovremo stare in mezzo alla gente, credente e non, con la gioia di Cristo nel cuore e dir loro che c’è una sorgente di amore che ci aspetta a braccia aperte. Il regno di Dio è in perenne costruzione, anche con le nostre mani.

3. La nostra ascensione

Ascensione, alla ricerca con Cristo di un crocevia tra terra e cielo, di una fessura aperta sull’oltre, su ciò che dura al di là tramonto del giorno: sapere che il nostro amare non è inutile, ma sarà raccolto goccia a goccia e vissuto per sempre; che il nostro lottare non è inutile; che non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza. Il Vangelo ci pone in una perenne ascensione, ci sospinge in avanti e verso l’alto. 

«Tutto il cammino spirituale si riassume nel crescere verso più coscienza, più libertà e più amore. Anzi l’intera esistenza del cosmo, dai cristalli agli animali, è incamminata lungo queste tre direttrici profonde: più consapevolezza, più amore, più libertà» (Giovanni Vannucci).

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don Erminio

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