NOSTALGHIA – adulterio

Il cuore umano è pieno di contraddizioni

ma neppure un istante mi sono allontanato da te

ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi

o avessi dimenticato di essere stato.

(Mario Luzi)

Nella nostalgia del deserto capitò che Ti sentisti “affaticato per il viaggio” (Gv 4,6b). La portasti, la fatica, come un peso inevitabile di una “volontà” (Gv 4,34a) Altra.

Facesti, in Te, il cammino esodico. Divenisti Tu stesso nuovo esodo all’uomo.

Quella Legge era formata da “parole” (Dt 11,18a) infuocate. Parole di un legame. Di alleanza. Da tenere “legate” (Dt 11,18b) alla mano, “pendaglio” (Dt 11,18b) in mezzo agli occhi.

Ma il Padre capì che velocemente l’uomo allentava il nodo. Fino a slegarsi.

La dimenticanza diviene porta d’ingresso per altro. Che annebbia e disturba, confonde e perverte. La dimenticanza adultera.

Ti fermasti nell’ora più calda, “mezzogiorno” (Gv 4,6b), ora sesta; ora di imperfezione. L’ora dell’uomo. Ora del giorno in cui venne fatto.

Al pozzo chiedesti; ad una femmina che portava in sé vergogna. E’ donna che esce quando tutti rincasano. Preferiva soffrire il caldo che gli sguardi malevoli. Sono meglio gli occhi bruciati dal sudore che gli occhi degli altri su di sé.

Non erano in grado, i suoi concittadini, di “correggere con spirito di dolcezza” (Gal 6,1a). Preferivano l’oltraggio altrui.

E a lei Tu chiedesti: “dammi da bere” (Gv 4,7b).

Tu datore di “acqua viva” (Gv 4,10b) domandasti. Tu dissetatore Ti facesti assetato. Domandasti ciò che avresti richiesto poi, nell’ora ultima.

Io non ho marito” (Gv 4,17a) fu la prima ammissione di colpa. Doppia.

La straniera, per la prima volta, in quel Tuo guardarla, si sentì davvero accolta. Bastò un Tuo sguardo perché avvertì in sé di essere (s)oggetto di un amore gratuito.

Abitando la Tua vicinanza riconobbe la sua lontananza; avvertì il bisogno del ritorno. In Te. Fu per lei un’ora nuova, quella.

La provocasti nel più profondo dell’intimo. Si sentì conosciuta, ora in grado di conoscersi.

E nel suo cuore, luogo di autenticità, non fu giudicata ma si giudicò. Sapeva, ora, nei Tuoi occhi, di essersi abbandonata a “dèi stranieri” (Dt 11,28b) che non conosceva. A mariti che non l’amavano.

Quaresima è tempo di scoperta e smascheramento di idoli muti e ciechi che siedono su un posto che non gli spetta. Di amori fasulli che dilaniano ma non unisco. Luogo di ammissione di un adulterio spirituale. Reclamo di un ritorno alla fedeltà.

Averla riconquistata al Padre fu il Tuo bere. Perdesti anche la fame; eri sazio di aver compiuto volontà Altra; quella “di colui che ti ha mandato” (Gv 4,34a).

Che capiti anche a me di avvertire la Tua sete, perché Tu possa bere.

Alessandro

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