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SIGNIFICANTE – appartenenza prima

Padre, se anche tu non fossi il mio

padre, se anche fossi a me un estraneo,

per te stesso egualmente t’amerei.

(Camillo Sbarbaro)

 Domanda che ri-batte triplice: “che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3,10a.12b.14a). Ritornello dell’Adventus è questo domandarsi dinanzi al segno.

 Perché l’attesa (ri)acquisti un senso – direzione e significato – occorre porsi con “gli stessi sentimenti” (Rm 15,5a) di popolo: “il popolo era in attesa” (Lc 3,15a).

Sentire laicamente il tempo è preparazione di venuta. La Sua fu entrata di/tra-il popolo.

 La modalità di Avvento è figli. Solo Pasqua la tramuterà in fratelli.

 Tempo di legami originari, l’attendere ci rimette in consequenzialità – figli – con l’autorità. Opera di ridimensionamento della nostra naturale prepotenza – “compiacere noi stessi” (Rm 15,1b) – posta di fronte all’evento: “viene colui che è più forte di me” (Lc 3,16a).

 Per ciò è predicata la metànoia (cfr. Lc 3,3b) come preparazione. Il cambiamento di mentalità, del sentire e del sentito predispongono la Sua venuta. Che sempre eccede la nostra limitatezza. Nemmeno la certezza pretesa – “abbiamo Abramo per padre” (Lc 3,8a) – è garanzia; nemmeno il riferimento alla condizione di quello che si è può servire a Colui che verrà.

 L’appello all’autorità rivela l’identità nostrana. Dirsi figli ci pone all’interno di una relazione che genera – paternità – e ci significa. L’attesa ci disarma dal nostro pensiero di aver raggiunto il traguardo, depotenziandoci dalla staticità dell’abitudine.

 Per questo alla Chiesa – prefigurata tipologicamente da Gerusalemme -, continuatrice dell’opera del preparatore, è detto: “guarda” (Bar 4,36a; 5,5b). Uno sguardo buono e in totale apertura sul reale posto di fronte: “i tuoi figli” (Bar 5,5b) senza esclusione alcuna.

 Il segno ha capacità di attrazione universale perché portatore di una parola di appartenenza. Solo sapendoci appartenuti acquistiamo soggettività di persona e non più di mero individuo.

 “Fate dunque frutti degni della conversione” (Lc 3,8a) cioè aperti e ricettivi, in atteggiamento di continua tensione . Nella preparazione occorre fruttificare “nella speranza” (Rm 15,13b) – nome cristiano dell’attesa – di una laicità nuova.

 Nell’attesa della Sua venuta.

Alessandro

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