Non si può non notare con un certo stupore che i discepoli nella due scritture ( peraltro dello stesso autore Atti e Vangelo di Lc. ) sembrano reagire in due modi differenti all’ascensione del Maestro.

Nel vangelo, dopo la salita al cielo di Gesù i discepoli: “ tornano a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel Tempio lodando Dio “.

Negli Atti invece il loro rientro a Gerusalemme è molto più dimesso, sembrerebbero quasi stupiti se non storditi da quello che hanno visto fino ad allora e si ritirano nella stanza in cui erano soliti riunirsi, il loro rifugio.

Proviamo però a guardare più in profondità. Siamo negli ultimi giorni di permanenza di Gesù sulla terra, anzi siamo proprio nell’ultimo giorno e per l’esattezza gli ultimi momenti del Maestro con i suoi; è il tempo in cui si vive ciò che sarà per sempre.

Dio ha resa perfetta la Sua solidarietà con l’uomo: al tempo degli antichi fu davanti a noi con la legge per condurci alla terra promessa; al tempo di Gesù fu con noi per insegnarci la strada che porta al Padre, ed ora, nel tempo della partenza Egli è in noi aprendo in tal modo il tempo della Chiesa.

Gesù ha terminato la Sua missione. Noi la continuiamo nello spazio e nel tempo. Il ritorno del Figlio al Padre costituisce il senso pieno del mistero Pasquale; dopo l’ascensione Dio non ha più niente da dire o da dare. Ha già detto e dato tutto nella carne di Gesù e nel Suo corpo Glorificato.

Con l’ascensione al cielo del Maestro finisce quindi il tempo di Gesù e si apre quello della Chiesa, il tempo dello Spirito quello che rende la distanza assoluta del Maestro una vicinanza costante e una presenza assoluta; se prima era vicino a noi con il Suo corpo ora, adesso è in noi con il Suo Spirito.

Ma in quel giorno, a quegli uomini tutto questo non è chiaro; a loro è chiaro solo l’ennesimo segno di Gesù che da risorto sale al cielo.

Ecco allora che il loro stato d’animo, le loro emozioni possono si essere contraddittorie perché mentre scendono verso Gerusalemme possono si essere prima storditi, poi stupiti ed infine gioiosi. Perchè adagio adagio, lentamente, il cuore sta assimilando e la mente si sta aprendo. Le parole del Maestro, i Suoi gesti, le Sue azioni cominciano a prendere forma a chiarirsi. Lo sfondo è ancora nebuloso, il messaggio sfocato, ma la sensazione è quella giusta.

Eccoli allora, i dodici e gli altri, in casa fra loro in attesa ed in preghiera, in attesa dell’ultimo dono lo Spirito Santo che spalancherà loro i cuori e aprirà loro la mente inviandoli nel nome di Gesù a continuare la Sua missione.

Quella stessa missione che noi, ora come allora in virtù dello stesso dono e dello stesso Spirito stiamo portando avanti nel nostro spazio e nel nostro tempo.

Claudio

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