SYMBOLUM – autenticità

Padre mio, mi sono affezionato alla terra quanto non avrei creduto.

[…].

E’ solo una stazione per il figlio tuo la terra

ma ora mi addolora lasciarla

e perfino questi uomini e le loro preoccupazioni,

le loro case e i loro ricoveri

mi dà pena doverli abbandonare.

[…].

Sono stato troppo uomo tra gli uomini oppure troppo poco?

Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?

(Mario Luzi)

E’ certamente la Pasqua più strana celebrata.

Quaresima reale. Divenuta quarantena. Purché non solo di forzatura ma di Provvidenza.

Che ve ne pare? Non verrà alla festa?” (Gv 11,56b). Domanda che spontaneamente nasce anche in noi. Sarà Pasqua comunque anche se non mangiata? – tentazione del pane.

Senza ostentazione di rami che – forse – sono divenuti puro idolo ammantato di religioso?

Occorre guardare a Colui che nonostante entra – anzi, si apre – a volontà Altra.

Perché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (Eb 12,3b). Com’è facile sconfortarsi. Un amico ammalato; un amico deceduto. Come può essere Pasqua se attorno vi è solo l’arroganza della morte? O proprio per questo lo sarà?

Scoprire che vi è Uno così, “uomo dei dolori che ben conosce il patire” (Is 53,3b), ci è di conforto.

Nelle ultime ore d’esistenza Egli concentra in un’esegesi del Divino, fino ad allora sconosciuta o poco nota. Si mostra nella propria autenticità. Egli è segno autentico – autorevole in ciò che fa.

Non per nulla il racconto evangelico trova qui la genesi; il concertato più puro.

Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4a). La Sua è com-passione; non gioco o scherzo. Si carica di tutto il negativo depotenziandolo.

Davvero ci è mostrata apertura ad Altro; a tutt’Alto da noi. Potè, il Cristo, sopportare “una così grande ostilità” (Eb 12,3a) per il grande amore verso il Padre.

Un amore che volle rivivere, un’ultima volta, riverberato negli amici di Betània. Dove l’amore divenne profumato crismale: “tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo” (Gv 12,3c). Maria lo consacrò per la decisione ultima; l’amore fu messo in Lui a forza di baci e unguento.

Imparò e insegnò la cogenza del presente: “i poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me” (Gv 12,8). L’altro richiede questo spazio; possibilità d’intervento. La qualità del tempo vissuto è essenziale per non perdere l’attimo; che non divenga fuggente.

Per cogliere quest’Altro occorre discernere il presente, autenticandolo. Senza aspettarlo altrove.

Quaresima è scoprire tutto questo altro.

Alessandro

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