natale attesa

Eccoci di nuovo all’inizio di un nuovo anno liturgico e come sempre ripartiamo dall’avvento.

Ancora.

Il primo pensiero ogni anno è questo: ancora? Ogni volta si riparte, si rincomincia dal periodo di attesa per un evento che ormai è noto e che puntualmente festeggiamo da più di duemila anni…la nascita di Gesù. Ma siamo sicuri che abbia senso riprendere ogni anno, ogni volta da qui ? In fondo lo sappiamo, lo abbiamo già vissuto cosa ci potrà mai essere di nuovo? Possiamo pensare invece a qualcosa di diverso di nuovo veramente?

Vorrei rispondere attraverso le parole di un grande teologo luterano del secolo scorso, morto impiccato in un campo di prigionia tedesco all’alba della fine della seconda guerra mondiale.

Come dice splendidamente Bonhoeffer: «Nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più attendere. Eppure non può attendere Dio chi non sapesse che Dio ha già atteso lungamente lui».

Possesso.

Proprio così amici la questione è tutta qui. Noi pensiamo che sia almeno inutile rivivere un periodo che è già stato vissuto per molte volte perché cadiamo nell’errore di pensare di possedere Dio, di conoscerlo già così bene che insomma non ha senso ripartire da un periodo di attesa e di riflessione sul perché ha scelto di nascere uomo e di farlo 2000 e rotti anni fa. I più sagaci penseranno che avrà avuto i suoi motivi, Lui che conosce così bene l’uomo avrà valutato che quello era il tempo giusto. I più tiepidi forse nemmeno si pongono la domanda, si presenteranno alla messa di mezzanotte come per timbrare un cartellino di presenza per avere almeno un elemento a loro favore alla fine ( qualche messa si può fare ), oppure per adempiere ad una tradizione non così antipatica e a poco costo, oppure per altri motivi noti solo a loro. I non credenti, poi, nemmeno si pongono la questione, si accontentano di vivere questo periodo come sempre magari sfruttando l’atmosfera particolare dei giorni natalizzi come qualcosa di bello e magari anche buono. Ma noi cercatori, invece, come ci poniamo nei confronti di un evento fondamentale come l’incarnazione di Dio che ogni anno riviviamo ? Come ci poniamo di fronte a questo nuovo tempo di attesa ?

Attesa.

Tutta la nostra vita scorre in attesa di qualcosa, ogni giorno attendiamo qualcuno o qualcosa, siamo talmente abituati ad aspettare che non ci lasciamo più coinvolgere dall’attesa stessa. Attendere vuol dire tendersi verso un evento che sta per arrivare, che forse ci cambierà la vita, che ci costringe a confrontarci con una novità ( e speriamo sia bella ), ci mette nella condizione di verificare e verificarci se siamo pronti all’incontro o perché no allo scontro. Ci coinvolge, mette in gioco le nostre certezze e le nostre abitudini, ci obbliga ad aprire i cancelli dei nostri piccoli e curati cortili per aprirli all’esterno, alla novità e questo nei migliori dei casi può generare ansia fino alla paura. Paura di rimettere tutto in gioco di ri-iniziare un percorso che davano già per terminato, già per conquistato, chiuso. Insomma ci rimette in discussione. Siamo pronti allora cercatori a ri-partire ancora a ri-vedere il nostro rapporto con questo Dio che sceglie di entrare nell’uomo senza scorciatoie, partendo dall’inizio da un ventre di donna per conoscere la creatura che ha creato così intimamente da esserne parte, da non tralasciare nulla, nel bene e nel male. Che accetta ogni anno di ri- tornare all’uomo in attesa che l’uomo stesso torni a Lui?

Buona ricerca allora amici e buon ri- incontro con Gesù bambino.

Claudio

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