Quando compaiono dei bambini nella vita inevitabilmente il nostro sguardo si fa più dolce, il volto si apre ad un sorriso, insomma questi piccoli cuccioli di uomo estraggono da noi quel lato buono che ogni tanto soffochiamo in nome di ciò che siamo diventati: degli adulti.

Bambini.

I bambini sono dei fantastici accentratori di attenzione, dei collettori di sguardi e attenzioni così forti  che alle volte ci scordiamo dei contorni che ruotano intorno a loro. Anche in questo brano i bambini da elemento marginale diventano i protagonisti, il centro dell’attenzione del Maestro. Da elementi quasi di disturbo ( i discepoli vorrebbero allontanarli ), diventano riferimento di un profondo insegnamento. Ci sono, infatti, due movimenti che trasformano questi piccoli da margine del racconto a perno del messaggio e questi due movimenti sono: l’andare verso e l’accogliere.

Andare verso.

Come sempre quando incontriamo qualcuno di importante, qualcuno che riteniamo possa fare qualcosa di buono tendiamo a presentargli quello di più prezioso che abbiamo: i nostri figli. Ho negli occhi le immagini del papa che ogni volta viene sommerso da bambini ad ogni incontro o udienza, ho negli occhi genitori che innalzano i loro figli in vari rituali di benedizione al di là del credo di ciascuno. Ho negli occhi gesti di migranti recuperati in mare che prima di essere presi a bordo ti passano il loro figlio te lo affidano anche se sei un perfetto sconosciuto perché sei al sicuro. La stessa cosa fanno gli ebrei con Gesù, gli porgono, gli mettono davanti, gli mandano incontro i propri bambini. Questo atto di andare verso è un movimento fondamentale per noi cercatori è quello staccarsi o farsi staccare dalle sicure braccia della quotidianità e delle nostre certezze per andare verso un qualcosa, un qualcuno, in attesa di un gesto, di una parola, di un conforto. Questo movimento di andare verso è poco importante se lo si fa da soli o se si è quasi sospinti a farlo, quello che è importante è come viene fatto, con la “leggerezza” di un bambino. Con quella particolare voglia di conoscere che è tipica di tutti i bambini del mondo, quella naturale convinzione che li spinge ad allargare le braccia ad ogni braccio teso verso di loro; la loro naturale fiducia nell’uomo, nell’adulto. La loro sfrontata e alle volte sfacciata tranquillità nel pensare che ogni adulto può solo volergli bene.

Accogliere.

Il secondo movimento di questo brano è la risposta al primo. In teoria in risposta all’andare verso vi è l’accogliere. In risposta al braccio teso del bambino vi è il braccio teso del Maestro in un movimento fluido e naturale che fa perdere di vista chi dei due è stato il primo ad iniziare. Ad un naturale moto verso qualcuno questo qualcuno risponde con un soprannaturale moto di accoglienza. Gesù non  fa una cernita in base a chissà quale caratteristica la fantasia potrebbe scegliere. Non verifica l’estrazione sociale del genitore, non guarda come è vestito il piccolo ne se è sano ne malato, ne alto o basso, ne bello ne brutto, ne maschio ne femmina. L’unica fa cosa che fa il Maestro è allargare le braccia. Ricordiamolo noi cercatori che questo gesto naturale di Gesù è rivolto a ciascuno di noi nel momento in cui con animo sincero fino a sembrare ingenuo, con la curiosità a tratti irriverente tipica del bambino, con la fiducia sfacciata fino ad essere irrazionale ci rivolgeremo al Maestro. Allunghiamo fiduciosi le braccia verso di Lui anche nella più sfacciata irriverenza, anche se pensiamo di non poterlo fare per chissà quale oscuro motivo, semplicemente andiamo verso Gesù. Ci stupiremo allora di come Lui accoglierà noi.

Claudio

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