Come un sottile pedagogo il Maestro oggi ci apre alla visione che il padre ha del peccato e del peccatore e lo fa in maniera delicata ma decisa. Lo fa chiamando per nome chi deve essere chiamato con la naturale intimità di chi conosce bene le persone.

Simone.

Il fariseo guarito dalla lebbra invita Gesù a pranzo e lo fa senza doppio fine, senza cercare per forza l’errore del Maestro, lo fa per il piacere di avere lì con lui chi gli ha ridato la dignità di uomo. La sua buonafede si vede nel momento in cui Gesù si lascia toccare dalla peccatrice. Simone infatti non inveisce, non sbraita ma pensa fra se…se costui fosse il profeta che dice…ma Gesù è il profeta che dice di essere e per questo chiama per nome Simone. Un nome quasi sussurrato che stupisce per primo proprio Simone che si lascia toccare ancora una volta da Gesù ed il Maestro proprio ora si comporta da profeta spiegando in maniera inequivocabile la Parola del Padre e cosa il Padre voglia da noi.

Capovolta.

L’esempio che narra Gesù sui due debitori non ha molti margini di interpretazione: a chi poco e a chi molto ma a tutti è stato condonato qualcosa. Simone e la peccatrice ne sono gli esempi ed entrambi rendono a Gesù quello che possono chi il pranzo e chi le lacrime. Entrambi sono alla su presenza ma in maniera differente. Simone grato ma giudicante. Si forse molto più mite nei suoi giudizi ma pur sempre giudicante … se sapesse chi è …

La peccatrice arresa definitivamente senza neanche sapere se sarà voluta o meno, seduta ai piedi di un uomo solo per poterlo onorare.

E Gesù richiama Simone proprio su questo. Mi hai invitato, mi sfami ma non mi hai nemmeno offerto l’acqua per le abluzioni. Lei quello che aveva lo ha messo a disposizione come poteva. Si proprio lei quella donnaccia che tutti conoscono e che ha avuto la sfacciataggine di venire fino in casa tua Simone, lei che molto ha peccato ha anche molto amore da dare.

Da qui parte Gesù da quanto una persona può fare e non quanto ha fatto, Gesù capovolge il concetto umano secondo cui chi più sbaglia meno ha da dare perché evidentemente non sa cosa sia il dare. Non importa a Gesù quanto grandi e continuati siano stati i nostri errori o quanto possiamo pensare che questi ci pongano lontano da lui. No a Lui interessa il contrario tanto più grande è lo spazio che ci allontano tanto maggiore sarà la Sua forza di attrazione.

Eccoci allora cercatori, non cadiamo anche noi nella presunzione di dare per scontato che se qualcuno sapesse chi è veramente quell’uomo o quella donna questo lo condannerebbe. Non pensiamo mai di essere troppo peccatori per poterci avvicinare e toccare Gesù.

Gesù ci insegna che proprio lì, dove l’uomo finisce inizia il Suo infinito amore.

Claudio

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