Parole dure, importanti a rischio di fraintendimento quelle pronunciate dal Maestro in questo brano.

“Dove vado io voi non potete venire” e “..vi do un comando nuovo..”.

Ma come, Gesù, il Maestro colui che ama l’uomo più di tutto dice queste cose proprio alla sua creatura? Va in un luogo a noi precluso e da li distribuisce ordini; allora è un dio come tutti gli altri: irraggiungibile e dispotico. Ne siamo sicuri? A prima vista sembrerebbe così ma proviamo però a guardare un po’ più in profondità.

Innanzitutto il luogo in cui va il maestro non è un “luogo” ma un “come”. Infatti il “non potete venire” non è riferito al sito fisico ma al come raggiungere la vita eterna. “Dove vado io” sottintende come vivo io, come mi dono io, ed infine come mi sacrifico io per voi. I discepoli non capiscono, non riescono ad afferrare le parole di Gesù; troppo grande lo scarto fra Dio e gli uomini, troppa la differenza tra il Dio che muore per l’uomo e l’uomo stesso che fatica a sacrificarsi per l’amico. Solo l’intervento dello Spirito Santo permetterà di colmare questa distanza e di capire, come ci dicono le due letture, Atti e 1° Corinzi, che l’unico modo di raggiungere il maestro è attraverso la Carità e la comunione fraterna.

Ecco allora che “il dove vado io” per l’uomo rimane un luogo, un posto ed il comando un ordine. In realtà il comando è una condivisione: un co-mando, un mandare condiviso, il Maestro e il suo discepolo. Questo co-mando nuovo è il comandamento dell’amore, mediante il quale il discepolo può incontrare il Maestro. L’uomo infatti abita dove ama: sta là dove è il suo cuore. E il comando che Gesù ci dà è lo stesso che Gesù ha ricevuto dal Padre. Non è una legge che lega, ma un co-mando che ci rimanda insieme al Maestro verso la libertà del Figlio che ama come è amato.

Claudio

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