La carica del re evoca in noi figure e personaggi che racchiudono forza, denaro e potere. Alcune figure hanno usato con saggezza queste loro prerogative ed altre invece ne hanno abusato fino all’impossibile. L’istituzione regale è antica quanto il mondo da sempre l’uomo ha ricercato una figura che fosse riferimento e guida, giudice ed amministratore e lo ha caricato di facoltà che potessero permettergli di esercitare il suo stato. Come poi questo sia andato la storia ce lo racconta…
La liturgia oggi ci propone la festa di Cristo re dell’universo e che tipo di re sia ce lo illustra Matteo nel suo brano.

Storia.
Queso brano racconta effettivamente una storia e non solo la narra ma la visualizza molto bene, infatti riusciamo ad immaginare perfettamente la scena. Un trono, un re, una moltitudine in attesa del giudizio e la divisione con i premiati e i dannati dopo la sentenza. La immaginiamo bene e la visualizziamo altrettanto bene perché è così che noi immaginiamo il giorno del giudizio. Una mera conta tra ciò che di bene e male avremo fatto, sperando di aver fatto più bene; dopo di che il re ci dirigerà verso il paradiso o l’inferno. Chiaro ma sembra un racconto per bambini. Finisce tutto così: fai il bravo e tutto andrà bene. Per questo serve un re? Serve una figura come Gesù non bastava un buon ragioniere?

Gesù re.
Non penso che tutto finisca così, il Maestro ha speso la Sua vita solo per ricordarci di fare i bravi e di stare attenti? No Gesù si è giocato fino alla morte per indicarci una via, un percorso molto più complesso, un percorso fatto di attenzione all’altro e hai suoi bisogni. Ma un attenzione completamente diversa da quella di qualunque associazione ong che tanto bene fanno ma che non sono la chiesa. L’attenzione di Gesù verso l’uomo è fatta di amore gratuito, di rispetto totale della persona di un accoglienza all’altro che rimane sempre altro e non viene legato a Lui per gratitudine ma solo per amore. Un amore a tratti inspiegabile, istintivo che porta i discepoli a percepire in uno sguardo o in una parola la profondità dell’amore di Dio che attraverso Gesù si riversa sull’uomo. Inspiegabile perché non sempre razionale, non sempre logico ma che ti porta ad avere un atteggiamento diverso verso l’uomo stesso. Ecco allora lo stupore degli eletti che non si rendevano conto di ciò che facevano, così pure come lo stupore dei dannati per lo stesso motivo.

Gesù giudice.
Gesù a quel punto separerà le due categorie, ma attenzione non vi è ombra di giudizio. Non Lui stabilisce chi deve essere salvato e chi dannato, Lui ne prende atto. Lo stesso stupore da entrambe le parti è la garanzia di imparzialità del giudice il quale prende solo atto delle nostre scelte e le rispetta fino in fondo. Infatti siamo noi stessi ad auto-giudicarci nel momento stesso in cui scegliamo di vivere con Gesù o senza Gesù, di metterci sotto la Sua protezione o di essere liberi battitori, di accoglierlo o di rifiutarlo e Lui il vero Re rispetterà fino in fondo la nostra scelta, fino alla fine e sono sicuro che i suoi occhi saranno pieni di lacrime nel vedere questo. Il giudizio del Padre infatti altro non sarà che la presa di coscienza della nostra volontà.
E questo solo un vero Re lo può sopportare.

Claudio

 

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