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SENTIMENTUM – delle ultime cose

Chi cerca di sfuggire alla terra non trova Dio,

trova solo un altro mondo,

il suo mondo,

più buono, più bello, più tranquillo,

un mondo ai margini,

ma non il Regno di Dio,

che comincia in questo mondo.

(Dietrich Bonhoeffer)

Un interrogativo è posto: dinanzi alla inevitabile fine, qual è il fine che ne deriva?

La paura impone censura alla finitezza di tutte le cose. Perciò non ne parliamo. E perciò gli uomini cercano, in mille modi, di rimandarla sempre ad un ipotetico domani. Anche i cristiani.

L’ultima domenica dell’anno liturgico è l’inevitabile arrivo alle cose ultime: “poi sarà la fine” (1Cor 15,24a). Quelle definitive. Siamo portatori, pur inconsci, di un’ultimità densa di senso. Come direzione e significato di tutte le cose.

La basileia – regno – è protagonista, tra profezia e visione, quale consorzio già germinato tra gli uomini. Alla fine il Cristo “consegnerà il regno a Dio Padre” (1Cor 15,24a). Esso è profezia perché non ancora compiuto e visione in quanto già intravisto e, ogni volta, anticipato.

Tale consegna avverrà nel pieno dramma dell’umana esistenza “alla sua venuta” (1Cor 15,23b). Ogni qualvolta celebriamo il Suo memoriale – il Suo essere “primizia” (1Cor 15,20a.23a) – noi ne anticipiamo il ritorno. La Sua prima venuta si compì nella carne; la Sua seconda si compirà “nella sua gloria” (Mt 25,31a).

L’escatologico è finitudine di quanto avviene ogni volta. Sarà l’ultima volta. Sarà la fine.

Avverrà per separazione di genti, secondo la loro preminenza nel visibile. Il Mistero del Regno che giunge – e già c’è – si compie nella misura dell’umano. Il Cristo stesso, anticipandone il momento, richiama al protocollo d’intesa: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). EsserGli presente in questi o non esserlo comprometterà la nostra fine.

E’ risposta alla domanda: quando? Quando, cioè, si è abili a rendere visibile ciò che, per ora, non è. Nell’ultima apocalisse – in quanto rivelazione – tutto sarà svelato.

Che l’escatologico sia compreso nell’antropologico ci è dato saperlo dal Cristo assumente la valenza di “figlio dell’uomo” (Dn 7,13c). Figlio in quanto uomo e Figlio di tutti gli uomini. Di un’umanità che viene a redimere assumendola.

Regno di Dio è “potere eterno” (Dn 7,14c) dato a Cristo come missione imperitura: “non finirà mai” (Dn 7,14d). E’ ciò che Egli venne ad annunciare; è ciò che Egli stesso divenne.

Che “Dio sia tutto in tutti” (1Cor 15,28c) è fine del Figlio. Compimento del Regno

Alessandro

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