SIGNIFICANTE – di-dentro

Io ho spesso parlato di Qualcuno che deve venire senza essere aspettato,

dello Straniero tra tutti gli stranieri immaginabili.

Mai un uomo sarà stato così sconosciuto, così imprevisto, così repentino…

Egli sarà lo Stupore incarnato.

E’ possibile, davvero, che ad attenderlo e a sperarlo ci sia io solo?

(Léon Bloy)

 Il tempo è segnato dall’avverbio: “ecco” (Is 40,9f.10a.10c; Eb 10,7a.9a; Mt 21,5b).

 Nella svolta dell’Adventum, Chi viene si configura come il Veniente: “ecco, io vengo” (Eb 9,7a). Suo locus, Suo focus; Suo cruccio, destino, “volontà” (Eb 9,7c). Sua missione è il di-dentro.

 Questo a Lui interessa. Il di-dentro come luogo del più interiore. Che risulta essere spento, sterile senza che Qualcuno giunga. O selvaggio. Quello è il posto che Gli preme occupare.

 La Sua entrata è anticipata da una voce che grida, annuncia, ordina: “nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio” (Is 40,3). Se strada non c’è, verrà tracciata. I mantelli (cfr. Mt 21,8) stesi significano l’azione interiore da assumere: nell’interiorità occorre svelarsi.

 Entrando, ciò che Egli proprio non sopporta, è la velatura propinata esteriormente ai nostri simili – fratelli(?). Tutto ciò che contrappone il Suo entrare – uscire.

 Segno è Sua decisione – nel dialogo agapico “per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 9,7c) – di rendersi indifeso fin dall’inizio – nascita riletta nell’arco dell’intera esistenza; Natale sedimento di Pasqua – assumendosi la condizione umana: “un corpo mi hai preparato” (Eb 9,5c).

 Un corpo iconico di antiche profezie: “si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato” (Is 40,5b). La Parola divina, eterna e sussistente – logica e ragionamento divini – si corporizza umanandosi.

 La Sua entrata “nel mondo” (Eb 9,5a) è inizio di segno che ferisce il di-dentro.

 “Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene” (Is 40,9f-10a). Questa provvisorietà deve abitarci in questo tempo di mezzo.

 Ecco, facciamoci trovare pronti. Ecco, rimaniamo attenti. Ecco, la nostra nostalgia connaturale venga segnata.

 Nell’attesa della Sua venuta.

Alessandro

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