PIENAMENTE Sé – dramma di anime
Felici coloro che mangiarono,
un giorno, un giorno unico, un giorno tra tutti i giorni,
felici di una gioia unica, felici coloro che mangiarono un giorno,
un giorno unico, quel Giovedì Santo,
felici coloro che mangiarono il pane del tuo corpo;
te stesso consacrato da te stesso; con una consacrazione unica.
(Charles Péguy, I Misteri)

Il dramma giunge al suo apice. E’ la morte di Uno che muore solo; “tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono” (Mt 26,56b). Ore ultime di un’Esistenza ultima. Notte movimentata, di rito carnale e di tragedia. Ore tristi, segnate da rinnegamento e compravendita. Un bacio e spade e bastoni; una promessa e paura.

E’ l’ora più buia e profonda; ora estrema di tentazione. Notte di combattimento e di pena; sera di carte svelate, di cuori aperti, di verità inattese.

Attorno alla “tavola” (Mt 26,20), degna a divenire altare, Gesù annuncia le ore prossime; destino inviolabile, non rinviabile. I suoi sono “profondamente rattristati” (Mt 26,22a); ciascuno ha dubbio di essere traditore. Avranno avuto – ciascuno di loro – le loro ragioni: “sono forse io?” (Mt 26,22b).

Getsèmani è ora alta di prova; serve ad essere pienamente Sé. Non trova la scappatoia di andare “lontano dal Signore” (Gn 1,3.10b) come Giona. Non scappa dalla Sua missione – che è volontà del Padre: “si compia la tua volontà” (Mt 26,42b). E’ preghiera insegnata ai suoi; ora Gli è più difficile dirla. Ora la volontà del Padre Gli è chiara; la impara nel giardino, dove le olive imparano a divenire olio per forza di pietra.

E’ notte lunga, troppo; i suoili trovò addormentati” (Mt 26,40a), incapaci a resiste, a vegliare. Ogni minuto, ogni istante, Lui provò un peso schiacciante; nel giardino sente su di il peso del mondo, concentrato di dolore. Prova ciò che il Padre solo sente; diviene grido di grida lontane, lacrima di lacrime nascoste, dolore di dolori viscerali. Diviene, in quell’ora, peccato – il più grande abbassamento! Lui, senza peccato – di peccati altrui, di tutti i peccati; di tutto il peccato; peccato che assume il resto, lo nobilita; lo libera.

Uno dei suoi si scopre malfattore, mercante di esistenza; attaccato più ai denari che al Maestro. Giuda è uno dei Dodici; scelti da Lui. Eppure. A dire che occorre “vegliare e pregare” (Mt 26,41a) per non cadere nelle grinfie dell’avversario. Eppure “Giuda è un amico del Signore, anche nel momento in cui baciandolo, consuma il tradimento” (Primo Mazzolari). Il sacerdote di Bozzolo sottolinea la fratellanza con lui; siamo fratelli di un traditore, non troppo diverso da noi.

Un altro dei suoi promette eroismo intrepido; per poi scoprirsi, subito dopo, vile e vigliacco. Pietro ha solo lacrime da offrire, dopo che “un gallo cantò” (Mt 26,74b), come da avvertimento.

Notte di animo; di anime. Notte dell’anima, di un’animatriste fino alla morte” (Mt 26,38a). Atteggiamento di una consegna totale e libera; Figlio rimane fino in fondo. Non è abbandonato dal Padre, solo dai suoi. Lo sa; questo Gli provoca dolore, sconcerto; gli schiaffi, i pugni, le ingiurie che riceverà.

Ma non è questo l’atteggiamento con cui Egli si avvia alla definitività.

Prima di entrare nel giardino, decide di lasciare un segno; “et antiquum documentum novo cedat ritui” (Tantum Ergo) mirabilmente sintetizza l’inno. E’ notte in cui l’antico rito cede il posto al nuovo, definitivo.

A tavola compie, sotto gli occhi allibiti dei suoi, qualcosa di nuovo; parole di fuoco, di alleanza: “questo è il mio corpo; questo il mio sangue” (Mt 26,26-28). Si immedesima in un pane e in un po’ di vino. Diviene ideatore di una modalità nuova di rimanere; “in memoria di me” (1Cor 11,24b.25b). Il comando è di riproporre, sempre, questa modalità; la promessa è che Lui si palesi al gesto, al segno.

Prima di consegnarsi ai carnefici si consegna nel sacramento della tavola; in una cena frugale Egli diviene medesimo vivanda, cena. Il Suo è un rendere grazie – eucharisteo; è un’Esistenza che sa rimettere tutto al Padre. Solamente dopo questo è pronto alla cattura; può consegnarsi nuovamente.

L’Uomo della Croce è uomo di pane e di vino; rendimento di grazie al Padre fino all’ultimo. E’ Esistenza consegnata nelle mani di amici e nemici; corpo dilaniato da tradimenti e rinnegamenti e, nonostante, rimesso ad altrui libertà.

Alessandro

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