La prima perla preziosa la ricavo dalle parole di Gesù ascoltate nel Vangelo di oggi:

«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).

È una parola che mi aiuta a riassumere ciò che mi sono trovato a vivere nel Triduo di Pasqua appena trascorso. Sono stati giorni caratterizzati da alcune situazioni non belle, non semplici: una cara amica, Linda, che si è spenta la mattina del sabato santo a causa di un tumore, un giovane amico, Andrea, ricoverato in ospedale a causa della leucemia e che proprio il venerdì santo ha iniziato i trattamenti chemioterapici… Ho celebrato la Pasqua, sì, ma il cuore era gravato da questi pensieri… che andavano a sommarsi a tanti altri fatti, non da ultimo anche gli attentati di Bruxelles…

Insomma, un cuore appesantito, rabbuiato da tutto questo Male, da questo dolore, e una domanda: perché? Che senso ha tutto questo? Dove sta questa vittoria di Gesù che proprio a Pasqua annunciamo e celebriamo?

Ho avuto la grazia di poter vivere una settimana di esercizi spirituali incentrati proprio sulla passione, morte e risurrezione di Gesù e, durante quella settimana, a poco a poco, ho cominciato a ripensare alla serenità con cui questa amica è andata incontro alla morte, ho ripensato ai tanti giovani dell’oratorio che sono passati a trovarla per testimoniare l’affetto e la riconoscenza per ciò che da lei hanno ricevuto in questi anni, ho ripensato alle parole che mi diceva l’ultima volta che le ho parlato: “Una sofferenza così grande la sopporto solo perché so che prepara a qualcosa di ancora più grande”; ho riassaporato le parole del marito, cariche di fede, di speranza, di amore. Ma ho ripensato anche al mio giovane amico e alla grinta con cui sta affrontando la sua lotta contro la malattia “Senza rabbia”, come mi ha confidato, ma con la forza e la serenità che vengono dal fatto di sapere di non essere solo in questa battaglia, ma di essere accompagnato e sostenuto dalla fede nonché dalla preghiera e dall’affetto di tanti amici…

Ecco, ho pensato, questa è la luce della vita di cui Gesù parla; questa è la luce della Pasqua, quella che ti permette di affrontare da risorto tutto ciò che la vita ti mette davanti, ciò che la nostra fragilità umana ci fa sperimentare, ciò con cui il male, da qualunque parte provenga e comunque lo si voglia definire, ci costringe a fare i conti! Una luce capace di continuare a brillare anche nelle ore più buie della nostra esistenza, una luce capace di far nascere, sostenere e alimentare nuovamente e costantemente la Speranza. Chi ha Gesù con sé non sarà mai in balia delle tenebre. Chi ha Gesù al suo fianco sa che dentro ogni croce c’è la risurrezione, che dentro ogni morte continua a brillare e a pulsare forte e intensa la vita. Questa è la forza della Pasqua, questa è la gioia della Risurrezione.

 

Da qui deriva la seconda perla preziosa, la seconda parola che condivido con voi perché vorrei imparare a farla diventare davvero mia. E la ricevo da San Paolo, che nella lettera ai romani afferma:

«Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede » (Rm 1,16).

Posso ritradurre così questa questa affermazione di Paolo: la consapevolezza dell’urgenza e della gioia della testimonianza. Vale davvero la pena riascoltare ciò che Paolo afferma scrivendo ai cristiani di Roma:

«Non voglio che ignoriate, fratelli, che più volte mi sono proposto di venire fino a voi – ma finora ne sono stato impedito – per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come tra le altre nazioni. Sono in debito verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti: sono quindi pronto, per quanto sta in me, ad annunciare il Vangelo anche a voi che siete a Roma. Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1,13-16).

Paolo vive pienamente inserito nel mondo e nella società del suo tempo; intrattiene legami e rapporti con tutti; sa apprezzare tutto ciò che la vita ha da offrire, tutto ciò che di buono, bello, vero, umano e umanizzante viene offerto da una relazione, da una esperienza… è pienamente dentro la vita del suo mondo. E proprio perché pienamente dentro la vita del suo mondo, proprio perché innamorato della vita, affamato di vita buona è in grado di trarre fuori il meglio da ogni persona, circostanza, situazione… e si ritrova così in debito con tutti, come abbiamo sentito. E proprio perché in debito, sente di dover offrire ciò che di più vero, ciò che di più bello, ciò che di più autenticamente umano la vita gli ha dato la possibilità di sperimentare e vivere: il Vangelo.

«Sono quindi pronto, per quanto sta in me, ad annunciare il Vangelo anche a voi …Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede».

E io? Che testimonianza so portare dentro nella vita di tutti i giorni? Come affronto ciò che la vita mi pone davanti? Come entra il Vangelo in tutto questo?

Ripenso a Linda, guardo ad Andrea… e riconosco tutta la mia piccolezza e la mia fragilità e non trovo altre parole se non un semplice, riconoscente e commosso “Grazie!”.

Grazie a te, Linda, per la Pace e la Speranza che mi hai saputo testimoniare nel modo in cui con Gesù sei entrata nella vita eterna.

Grazie a te Andrea, per ciò che con il tuo esempio e il tuo stile mi stai insegnando: perché non hai consentito che la malattia contro cui stai combattendo ti rubasse la serenità e la gioia che ti hanno sempre caratterizzato; perché chattando e parlando con te posso respirare e gioire della Fede schietta, semplice e genuina che sai trasmettere.

Grazie a te Dio, che alla mia fragilità e alle mie paure rispondi mettendomi accanto amici, fratelli e sorelle così, capaci di non vergognarsi del Vangelo e di incarnarlo, viverlo e testimoniarlo con Semplicità disarmante e con Gioia contagiosa. Ti chiedo, per me, per noi, la capacità di essere degni di doni così grandi.

Don Andrea

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