ATTENDERE L’ATTESO – eros e anima

Ma delle voci di cui tu sei schiava,

quella che t’ama e ti consola a parte,

ecco che ti favella e ti consola:

Povera Psyche, io so dov’è l’Amore.

Oh! l’Amore t’aspetta oltre la morte.

Di là, t’aspetta.

 

(Poemi conviviali – Giovanni Pascoli)

 

La favola di Apuleio – Amore e Psiche – racconta la drammaticità dell’accadimento amoroso tra un dio e un’umana. Un amore impossibile e ostacolato fino in fondo da Venere, ferma nella gelosia della sua bellezza.

La favola suggerisce come le due componenti – eros e anima – debbano interagire, “interamente” (1Ts 5,23a). Psiche vivrà una relazione “al buio” con lo sconosciuto che si rivelerà solo in un secondo momento essere Cupido, il dio dell’amore.

Durante i loro colloqui notturni Psiche farà la più bella dichiarazione d’amore: “la mia luce sei tu, e sei mio!”. Vi è uno scambio bilaterale, un’alleanza d’amore. Entrambi si riconoscono nell’altro, elevano l’altro quale unico motivo dell’esistere.

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La favola, lungi dal crederla banale, educa all’attesa. Amore arriverà ogni notte; Psiche attenderà durante il giorno. Questo scambio dei due porterà Psiche a vincere ogni sconforto. La sua perseveranza la porterà ad ottenere l’immortalità: “Amore non sarà mai sciolto dal vincolo che lo unisce a te. Da oggi voi siete sposi per tutta l’eternità” decreterà, sul finale del racconto, il grande Giove. Amore è l’ideale ultimo da sperare, da perseguire.

Dall’unione erotica nascerà Voluttà, il piacere dell’attesa, il godimento massimo, l’appagamento del desiderio. L’abbraccio tra i due ha potere generativo.

Eros e anima devono congiungersi, perché vi sia felicità ultima: “tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (1Ts 5,23b).

Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né d’altre cose simili; ma ho bisogno d’amore” (Leopardi). Il bisogno ultimo dell’uomo è bisogno d’amore. Domandiamo di un Altro che sappia amarci.

Per questo, l’Altro che giunge, fa promessa sponsale: “per amore non tacerò, per amore non mi concederò riposo” (Is 62,1a). Viene come Uno che ama, che sa amare. Viene come Uno che ci insegna a farlo, praticante dell’arte di amare. Di ciascuno Egli dice “Mia Gioia” (Is 62,4c).

L’anima deve lasciarsi avvolgere dall’Amore perché si realizzi. L’Altro che viene coinvolge tutto della persona, non trascura nessuna parte. Tutto è degno del Suo incontro. E’ un Dio erotico che coinvolge l’io intero. Vince lo scandalo della malizia, elevando perfino la corporeità, assumendola.

Decide di venire in una storia di incontri, in storie di relazione – “Abramo generò Isacco,…” (Mt 1,2ss). Non viene escludendo il normale ma esaltandone l’alto valore unitario dell’amore interpersonale. Viene in storie d’amore, Lui Amoreagàpe.

Eleva il concetto egoistico e consumistico dell’eros; coinvolge l’anima e il corpo; lo slancia ad un amore puro e incondizionato: “come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te” (Is 62,5b).

Viene per amore. Viene l’Amore perché l’uomo ami. Avvento è attesa di un Amore che viene e che prende corpo. Perché l’anima senza Amore si incattivisce. E l’Amore senza anima è destinato alla sterilità.

Quando verrai Signore? Tu, mio Amore. Che io Ti possa accogliere, Ti possa amare. Che io esploda in un cantico d’amore, in un eterno poema. La mia vita sia continua mendicanza d’Amore, incessante ricerca di Te. Solo l’Amore crea. Unico motivo della mia vita. Tu. Io, Tua anima; Tu mio Amore.

 

Vieni, Signore.

Alessandro

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