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NOSTALGHIA – fino a che giorno duri

Ma altri, Padre, odiano in me la mia pochezza,

maledicono l’umiltà che ho messo nell’essere il tuo figlio,

profanando la grandezza nella quale ti pensano.

Eppure abbi pietà, perdonali.

Ho cercato di aprire la loro mente alla tua luce

con molte parabole e dettami.

Ma l’errore è enorme, devono ancora molto, molto crescere.

(Mario Luzi)

Incontrasti, fuori dal tempio, creatura bisognosa.

Tu stesso divenisti bisognoso di quell’uomo “cieco dalla nascita” (Gv 9,1b). Fu Tuo bisogno.

Vedesti chi non poteva vederTi. La Tua è sempre opera prima.

Scatenasti, in quel “sabato” (Gv 9,14a), il tumulto di un’intera contrada. Si accalcarono, ben presto, i vicini” (Gv 9, 8a) curiosi, i “farisei” (Gv 9,13a) preoccupati, i “genitori” (Gv 9,18b) spaventati.

Nessuno di loro seppe dare un giudizio scevro da pregiudizio.

Facesti poche mosse; dicesti poche parole; poi decidesti di lasciarlo a sé.

Creasti con la saliva fango, sporcasti i suoi occhi e gli ordinasti di andare a sciacquarsi nella piscina. Poi Ti assentasti.

Fece certa fatica, quell’uomo, a raggiungere quel luogo. La Tua decisione nei gesti però lo convinsero.

La Tua assenza fu educativa. Quel Tuo fare richiamò quello del Padre. Giocò anche Lui con del fango nel giorno sesto di vita. Fu il gioco dell’uomo.

Domanda terribile. “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (Es 17,7c). Domanda nata da contestazione. Tu fosti prova come risposta.

Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva” (Gv 9,7c). Chissà quale emozione; una lacrima, anzi più d’una. Scoppiò in un pianto felice, gaudioso. Quell’uomo vide per la prima volta il mondo. Lo vide e lo sentì suo. Divenne sua parte, eredità. Vide per la prima volta.

Ma chi eri Tu? Non Ti vide. Non conobbe. Solo accuse, arringhe, giudizi; condanne, domande; dubbio. Tornò pieno di gioia e trovò un tribunale cittadino ad accoglierlo. Ma non trovò Te.

Fosti in lui perenne nostalgia.

Eppure dicesti ai Tuoi che occorreva fare le cose del Padre “finché è giorno” (Gv 9,4a). Poiché Ti proclamasti “luce del mondo” (Gv 9,5b). Venisti a portare bagliore in mezzo alla tenebra del peccato.

Tu, giorno del Padre. Giorno che conobbe “la notte” (Gv 9,4b) della morte. Vincesti il buio assumendolo.

Quaresima è tempo in cui riconoscersi ciechi da nascita. Solo un’Assenza Presente è in grado di aprire occhi sigillati da tempo. E’ scoprire che questa Assenza è solo apparente; in realtà più Presente di noi stessi. E’ decisione ad appartenere “al giorno” (1Ts 5,8a) e non più alle “tenebre” (1Ts 5,4a).

In Te siamo “figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte né alle tenebre” (1Ts 5,5).

Che capiti anche a me di non aver paura del buio, fino ad attraversarlo sapendo che sarà ancora, di nuovo, giorno.

Alessandro

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