Gesù nel tempio

1 agosto 2021
X DOMENICA DOPO PENTECOSTE (B)
Matteo 21,12-16

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Gesù amava il tempio

Anche Gesù amava il tempio. Da adulto ci ritorna spesso e, nei giorni della sua passione, senza nascondere un velo di nostalgia dichiara a chi lo sta catturando: “ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare” (Mt 26,55). Una volta. Ora però la misura è colma. 

Dopo essere entrato nel tempio, si mette a scacciare tutti quelli che “vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri”.

Si annida, dentro e fuori le chiese e i santuari, questa deriva pericolosissima, quasi che Dio, la fede, la grazia fossero finiti anch’essi sul banco dei venditori. La casa del Padre! Che è lo splendore della gratuità ridotta a uno scambio di cose. 

Il pericolo di scambiare cose e non i sentimenti del cuore non è così irreale: hai fatto questi gesti, hai detto queste parole, hai dato questa offerta, hai adempiuto il precetto, poco importa se tutto ciò era senz’anima, hai assolto il tuo debito con Dio, hai comprato Dio, la fede ridotta a mercato” (A. Casati).

2. “Noi siamo il tempio del Dio vivente” 

E la presenza di Dio ha trovato in Gesù di Nazareth la sua piena espressione: “e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). In Gesù, tempio “nel quale abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9), dice Paolo. 

Tempio che potremmo anche distruggere, ma che Dio subito ricostruisce: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2). Perché Gesù non è venuto a portare gli uomini al tempio, esortandoli a entrare, ma a portare piuttosto il tempio, la presenza di Dio nel cuore di ogni uomo. 

Come ci suggerisce oggi l’Epistola: “quale accordo fra tempio di Dio e idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto”. Andrà certo recuperato il valore simbolico del tempio ebraico e la bellezza che ci introducono al divino di tante nostre chiese, senza mai assolutizzare nulla. 

Quando il beato Paolo VI, negli anni ’60 in un suo viaggio missionario arrivò in una zona dell’isola di Samoa dove ancora si viveva in capanne di paglia aperte e venne a sapere che quella gente aveva imparato che cosa fosse il furto il giorno in cui i primi missionari appena arrivati avevano costruito una chiesa, con tanto di porte e chiavi, si rifiutò a quel punto di celebrare la messa in chiesa, preferendo la spianata davanti alla chiesa, con la gente seduta per terra. Come il poeta Rilke ha scritto: “l’uomo è un tempio di cui non si vede mai la cupola”. Potrebbe mai esserci per il nostro Dio, un tempio più bello e più grande del nostro cuore?

3. Nel tempio si incontra Dio e si guarisce

La fede autentica è sempre minacciata dalla tentazione di vivere l’esperienza religiosa in modo ideologico. In tal maniera si smette di ascoltare il vangelo nella sua interezza e si citano solo quelle parti del vangelo utili ad affermare la propria causa, che però non coincide più con la causa di Gesù. Questo brano illumina questa tentazione. 

Perfino il luogo santo, il tempio, può essere piegato a servizio dei propri interessi economici e di potere. Gesù riporta il luogo alla sua funzione originaria. È santo perché vi si incontra Dio, che dà la vista ai ciechi e fa camminare gli storpi. È il luogo delle meraviglie di Dio, che suscita la lode dei fanciulli. 

La Chiesa nel mondo deve continuare a svolgere la sua missione in modo che gli uomini si possano accostare a Dio ed essere guariti dalle loro infermità. Lavoriamo con impegno perché le nostre comunità siano luoghi dell’amore gratuito per il Signore e per le persone.

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don Erminio

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