Giovanni termina il suo Vangelo con questo racconto stupendo di Tommaso l’incredulo credente che già di per se meriterebbe un commento a parte. Ma oggi in realtà sono stato colpito da un’altra chicca proprio di stampo Giovanneo, una frase che rimanda all’inizio e non del libro di Giovanni ma della Bibbia.

Cerchio.

Il Maestro in questa scena compare a porte chiuse nel cenacolo dove i nostri frastornati discepoli sono riuniti e lì compie quel gesto che ci riporta all’origine del mondo e dell’uomo. Gesù dopo essersi presentato ed essere stato riconosciuto SOFFIA sui discepoli. Ecco il gesto che chiude il cerchio della creazione dando origine ad una nuova creazione e nuova creatura. La nuova creatura è la Chiesa e la nuova creazione è l’uomo nuovo, l’uomo rinnovato dall’azione dello Spirito. Perché Gesù ha fatto questo ? Che bisogno c’era? In fondo l’uomo era già vivo e vivente.

Ma c’è un ma. L’uomo, la creatura prediletta si era persa; persa nella sua autocelebrazione, nella sua autoidentificazione forte come era della propria intelligenza e della propria scienza. Forte della propria onnipotenza aveva perso l’orizzonte fino a mettere a morte Dio perché gli ricordava quello che non poteva essere…dio.

Nella infinita presunzione dell’uomo Gesù era un problema anzi era Il problema.

Il Maestro aveva dimostrato quale immenso limite aveva ed ha tutt’ora l’uomo quello di essere creatura e non creatore e per questo era stato ucciso. I discepoli adesso erano persi nel ricordo di ciò che avevano visto e di come tutto era finito, avevano smarrito il soffio vitale e lo avevano visto affievolirsi e spegnersi proprio lì su una croce incapaci di capire quell’immenso dono di Gesù…la Sua vita. Ed ecco allora che il Maestro coglie questo smarrimento e ridona alla creatura quel soffio vitale che la rende consapevole del suo stato. Da qui in avanti infatti prima i dodici e poi tutti gli altri ripartono in un nuovo inizio e diventano strumenti della salvezza.

Come all’inizio, come in Genesi 2:7 l’uomo torna ad essere vivente e vivo e proprio in Gesù ricomincia a riconoscere il suo Salvatore.

Grande e geniale Giovanni che riporta tutto all’inizio, fa ripartire la storia dell’uomo nuovo dal gesto antico del dono dello Spirito, quello Spirito spesso dimenticato che ci rende uomini.

Ora.

Anche noi oggi uomini del 2000 e dintorni che siamo smarriti, attoniti e forse spaventati dalla nostre stesse capacità ci ritroviamo spesso chiusi nelle nostre incrollabili certezze, nella nostra super esaltata ragione e intelligenza tanto da crederci autosufficienti al punto da relegare Dio a questione semplicemente morale – quando va bene – o futile credenza di povere menti sottosviluppate. Noi grandi esseri che abbiamo scordato la nostra fragilità e la nostra caducità che ci ha portati a costruire mondi di plastica e silicone che dovrebbero cancellare i segni del tempo nei nostri corpi per renderci sempre uguali, sempre giovani in inutile e futile ricerca di immortalità sbagliata. Noi siamo veramente esseri immortali ma lo siamo solo in funzione di quello Spirito che ci è stato donato nel soffio creatore che ci ha reso uomini e non in pratiche medico stregonesche che ci rende grottesche creture nel corpo e nello spirito.

Giovanni lo ha sperimentato e ce lo ripropone in questo stupendo finale del suo libro. Ora come allora abbiamo bisogno dello Spirito di Gesù per poter continuare ad essere salvi e strumenti di salvezza. Ora come allora abbiamo disperatamente bisogno del Soffio divino dello Spirito per tornare ad essere UOMINI.

Claudio

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