ATTENDERE L’ATTESO – grembo di Madre

A colei che è infinitamente grande
perché è anche infinitamente piccola…
A colei che è infinitamente ricca
perché è anche infinitamente povera…
A colei che è infinitamente alta
perché è anche infinitamente discendente…
A colei che è infinitamente salva
perch
é a sua volta salva infinitamente…
A colei che è tutta Grandezza e tutta Fede
perché è anche tutta Carità…
A colei che è la più imponente
perché è anche la più
materna…
A colei che è infinitamente celeste
perché è anche infinitamente terrestre…
A colei che è infinitamente gioiosa
perché è anche infinitamente dolorosa…
A colei che è con noi
perch
é il Signore è con lei…
Colei che è infinitamente regina
perché è la più umile delle creature….

(Charles Peguy)

L’evento – Colui che viene – ha bisogno di accoglienza perché possa accadere. Accogliere è accorgersi – io di fronte alla provocazione – di ciò che sta avvenendo.
L’angelo arriva in un paese sperduto per annunciare la scelta di Dio: Lei diverrà grembo Suo; la creatura è resa degna di accogliere il Creatore. La logica di Dio è quella del piccolo, del nascosto, dell’inaspettato.

Rallegrati” (Lc 1,28b). L’attesa di Qualcuno produce gioia. “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. Il Signore è vicino!” (Fil 2,4.5b). E’ qui; l’incontrarsi con Lui ci rende lieti, liberi.

Chi è costui che viene, che avanza?” (Is 63,1a). Questa Gioia è Qualcuno: “sono io, che parlo con giustizia, e sono grande nel salvare” (Is 63,1b). L’infinito chiede il permesso per entrare nella storia. Domanda la tua libertà; libertà di donna. Libertà di accoglienza. Egli decide di impastarsi nella carne della quotidianità vissuta.
Maria, prefigurata come la “figlia di Sion” (Is 62,11c), archetipo di Chiesa, è destinataria della più grande delle verità: “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37)! L’Altro che giunge nel silenzio di un paesino di periferia, che chiede accoglienza, è sacramento dell’Onnipotenza. Viene contro ogni logica e aspettativa, al di là del prevedibile e del già visto. Dio che chiede permesso all’uomo!

Viene Dio nella storia, nell’attesa di un sì.

Da’ in fretta, o Vergine, la tua risposta. Pronuncia, o Signora, la parola che la terra, gli inferi e i cieli aspettano” (Bernardo di Chiaravalle).

Il suo grembo diverrà pertugio di Qualcuno che ancora non ha smesso di preoccuparsi dell’umana condizione. La Gioia può essere generata solo dallo “Spirito Santo” (Lc 1,35a).

Chi attende l’Altro che sopraggiunge, che si manifesta, è destinato a generare il “Figlio dell’Altissimo” (Lc 1,32a); ha il compito di portare, nuovamente, Cristo nella storia. Chi attende diverrà genitore dell’Atteso.
Colei che è divenuta casa accogliente dell’Altissimo ci insegna la modalità di preparazione: l’attesa è una gestazione. E’ una Vita che viene alla luce. Avvento è Qualcuno che viene in me, non fuori; e ci rimane.

Quando verrai Signore? Donami di saperTi accogliere come la Madre. Donami gli stessi suoi sentimenti, la stessa sua trepidazione, lo stesso suo coraggio. Che io sia pronto a riceverTi. Tu che vieni. Tu, il Generato. Sia questa l’unica mia vera, grande, intramontabile gioia: Tu. Che io Ti sappia generare di nuovo.

Vieni, Signore.
Alessandro

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