vicinanza

Rivedo con un certo disappunto che sfocia a tratti nell’orrore alcune scene di cui sono stato attore e testimone. Mi vedo salire delle scale di una palazzina popolare in un brutto quartiere di Milano, una di quelle zone in cui la concentrazione di immigrati e di irregolari è altissima. Apro una porta mai chiusa e mi trovo in un tugurio che farebbe orrore ad un topo, pieno di escrementi umani e di roditori con muri tutti scritti con pennarelli rosso e nero pieno di numeri e formule. Giornali di non so quando e ricevute di scommesse ovunque. Gli stipetti della cucina pieni di quello che una volta era cibo ormai decomposto, stracci fetidi e ancora schede da gioco..di ogni tipo di gioco. In terra in una delle due stanze un corpo umano irrigidito nella morte ormai da qualche giorno. Intorno ancora piatti di plastica contenenti rimasugli di cibo spazzatura, escrementi umani e topi. Entro e i due poliziotti con me fuggono, io e l’infermiere ci chiniamo su quello che una volta era un essere umano, tratteniamo il fiato perché l’odore è devastante, pochi gesti ormai consueti e ci alziamo per aprire finestre chiuse da chissà quanto. Cerco intorno qualcosa che mi riconduca all’identita di un uomo e le domande mi si affollano nella mente…chi era, che storia aveva, avrà parenti, avrà qualcuno che si chi è e che si ricorda di lui? Perché così? Perché così tanta indifferenza nella sua vita ? Trovo finalmente delle ricevute di allacciamenti del gas mai pagate e per questo tagliato e risalgo ad un nome. Lo giro hai poliziotti presenti e ricostruiamo la storia di un uomo dimenticato, mentalmente instabile, abbandonato da anni nella più completa e totale indifferenza.
Indifferenza.
Malattia sociale molto sviluppata e a tratti caldeggiata dalla nostra società così attenta al politicamente corretto e così lontana all’attenzione espressa dal brano di Vangelo. Quelle parole – “ Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. “ – risuonano nella mia mente e nel mio cuore e mi viene voglia di urlare la mia rabbia, la mia frustrazione, la mia delusione per il genere umano. Come si può sparire così nella completa indifferenza? Ma che razza di uomini siamo?
Sto ancora lottando con me stesso per non vomitare che mi accorgo che ci sono persone che passano, guardano e iniziano a telefonare. Parlano una lingua che non conosco ma capisco, con schifo e rabbia, che stanno avvisando altri che presto quel l’appartamento potrebbe essere libero per essere abusivamente occupato. Non reggo oltre ed esplodo con un vaffa che sentono anche nelle altre scale. È ancora le parole di Gesù che suonano quasi come una beffa, una presa in giro colossale.
Speranza.
Quell’uomo si chiamava Filippo e nessuno si occupava di lui da anni, scaricato dalla famiglia e dalla società. Una società che si dice cristiana. Mi chino di nuovo su quel corpo e suscitando un po’ di ilarità e stupore gli faccio un segno di croce sulla fronte. Recito mentalmente una preghiera e lo affido alla misericordia del Padre perché quella degli uomini è morta. Arrivano gli addetti dell’Aler e sigillano la porta. È venerdì e lunedì verranno a fare pulizia….non è nemmeno il peggiore che abbiamo visto mi dicono ed io penso “ a posto siamo”. Mentre raccolgo le mie cose un poliziotto mi si avvicina e mi chiede cosa ho fatto. Alla mia risposta dice “ forse è l’unica preghiera che riceverà, grazie “. Si sbaglia Filippo lo ricordiamo in carcere fra gli ultimi tutte le messe di ogni Domenica con gli ergastolani della alta sicurezza. È ancora le parole del Maestro risuonano in me.
“ Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.”

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