A caldo leggendo questo brano mi viene in mente la saga della contrattazione. Atteggiamento così umano e alle volte raffinato strumento per mediazioni difficili. Strumento usato propio per cercare di limare ed appianare i vari contrasti o le visioni diverse e diversificate. Strumento estremamente umano, dicevo, perché l’uomo è l’unico essere del creato a possedere quel dono stupendo che è la parola; ma è anche l’unico che attraverso l’uso improprio delle parole ci si perde e rischia di non mettere più a fuoco il vero obiettivo.

Autocandidature.

Interessante molto l’interpretazione che noi diamo nel leggere le parole di Luca, tutte le autocandidature finiscono con un diniego…così appunto interpretiamo e così penso si siano effettivamente svolti i fatti. Due uomini si auto-presentano al Maestro e una volta parlato con Lui tentano una contrattazione, un rilancio che dal punto di vista umano è non solo capibile ma anche giustificabile e che di contro mette Gesù nella scomoda posizione di sembrare anche troppo duro ed insensibile. Quello che superficialmente sembra emergere è proprio la rigida risposta di Gesù che mette l’uomo contro la propria sensibilità. Insomma che male c’è a salutare i parenti e seppellire i morti ? Nessuno. Se però scaviamo un po’ più in profondità troveremo che quello che il Maestro afferma che oltre ad essere veritiero e svelare il vero contenuto del discepolato, altro non è che una radicalizzazione della propria vocazione. Non sempre è possibile mediare su tutto soprattutto sul senso profondo della propria vita. Non si può e non si deve, alle volte, cedere al compromesso anche se questo appare sensato. Gesù non ha bisogno di mediatori perché l’unico mediatore è Lui. Noi se vogliamo seguirlo non dobbiamo mediarlo ma solo viverlo. Difficile di sicuro.

Autoesclusione.

Anche in questo caso usando uno sguardo più approfondito ci accorgiamo che non è il Maestro che esclude questi uomini dalla sequela ma sono proprio loro a chiamarsi fuori a dare una risposta negativa alla richiesta radicale circa l’ammissione del discepolo. Siamo sempre noi che ce la suoniamo e ce la cantiamo e siamo sempre noi a voler pensare che in fondo la richiesta sia superiore alle nostre forze. Questo, se guardiamo bene va in contrasto con quel si radicale espresso da Abramo che fidandosi della Parola del suo Signore parte per un avventura incerta dal punto di vista umano. Va in contrasto con la stupenda affermazione di Paolo sulla fede come: ” fondamento delle cose che si vedono e certezza delle cose che non si vedono.” 

Siamo noi in fondo che ci autocandidiamo e ci autoescludiamo il Maestro ne prende semplicemente atto. Gesù è fatto così. Rispetta fino all’estremo, fino alla fine e che fine la volontà dell’uomo, Lui semplicemente parla chiaro, non media, non nasconde le difficoltà della Sua via si limita a proporla nella sua forma più pulita e più radicale ma lascia l’ultima parola a noi, ci lascia liberi fino all’estremo fino a rifiutarlo pur senza mai smettere di amarci.

Claudio

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