Si ridesti di gioia la terra inondata da nuovo fulgore; le tenebre sono scomparse, messe in fuga dall’eterno Signore della luce” annuncia il Preconio all’inizio della grande Veglia Pasquale. Davvero questa notte è madre di tutte le notti, esistenziali e cosmiche. In questa notte viene annunciato, a tutte le donne e a tutti gli uomini, per bocca della Chiesa, ciò che udirono quelle donne “all’alba del primo giorno della settimana” (Mt 28,1a) dall’angelo: “So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’ risorto” (Mt 28,5b-6a).

L’annuncio che risuona oggi – e sempre deve risuonare in noi e nelle nostre chiese – è l’annuncio più grande e potente che l’uomo possa ascoltare. E’ l’annuncio che mette al bando tutti gli altri annunci di morte, di desolazione, di tristezza, di dubbio, di paura. E’ annuncio insuperato e insuperabile. E’ qualcosa che mai, prima di allora, si era sentito e visto. L’annuncio che ci anima, anteposto ad ogni struttura, è lo stesso che i giudei accorsi a Gerusalemme per la festa di Pentecoste hanno udito per bocca di Pietro: “Gesù di Nàzaret, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere” (At 2,23-24).

Chi vuole cercare tra i morti il Vivente rimarrà smarrito e deluso. Chi crede che la Chiesa sia portatrice di semplice “oppio dei popoli” (Marx) rimarrà tramortito da questo annuncio. Chi pensa che la fede sia cosa per bambini sarà scosso e inibito. Chi ancora pensa di non credere rimarrà folgorato.

Lo svolgersi di questa veglia santa tutto abbraccia il mistero della nostra salvezza; nella rapida corsa di un’unica notte si avverano preannunzi e fatti profetici di vari millenni” (Preconio) così come abbiamo ascoltato da Isaia: “come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,10-11). La Parola – il Verbo – definitiva del Padre è Gesù. In Lui il Padre ha detto e fatto tutto ciò che doveva. Il Figlio ha operato il Suo desiderio e ha compiuto la Sua opera: la salvezza di ogni uomo! Gesù è stato, in terra, la Parola di salvezza del Padre rivolta ad ogni uomo; è il Verbo attraverso il quale ha fatto tutte le cose.

Tale annuncio però marcisce se rimane chiuso in noi. L’annuncio ha una forza intrinseca di (buona)notizia. L’annuncio della Risurrezione non può bastare ad acquietare la nostra coscienza di “fedeli”. Se quelle donne, apprese la notizia, se ne fossero tornate a casa loro come nulla fosse, i suoi sarebbero rimasti nel Cenacolo, chiusi dentro per paura e per delusione! La Pasqua ha in sé la forza di promulgazione: “presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risorto dai morti” (Mt 28,7). La Pasqua esige tempestività, fretta. Non si può trattenere, non si può ritardare. La Pasqua, corre, veloce, di bocca in bocca, di annuncio in annuncio; di cuore in cuore.

Questo annuncio, da quella mattina, avvia una cultura di Pasqua. Le donne diventano cultrici di lieto annuncio, portatrici del messaggio evangelico. Anche noi, profondamente toccati e pieni di gioia, siamo chiamati ad essere cultori pasquali nella storia. Dovremmo avere la naturalità di salutare ogni sorella donna e ogni fratello uomo come amava fare san Serafino di Sarov: “Gioia mia: Cristo è risorto!”.

La Risurrezione ci abilita all’evangelizzazione, in ogni campo e settore laddove viviamo e operiamo. Questo annuncio si deve vedere nei nostri volti, nei nostri occhi, nei nostri gesti, nelle nostre parole. Questo fatto, così eccezionale, ci rende portatori sani di tale annuncio. Per questo, in questa notte così particolare, attraverso le acque, facciamo memoria del nostro Battesimo: “Ecco: in questa notte beata la colonna di fuoco risplende e guida i redenti alle acque che danno salvezza. Vi si immerge il Maligno e vi affoga, ma il popolo del Signore, salvo e libero ne risale” (Preconio).

Il Battesimo che abbiamo ricevuto non è moda o tradizione da compiere ma carattere indelebile della morte-risurrezione in noi che ci rende portatori di fuoco, portatori di gioia, portatori di speranza.

L’annuncio di Vita non può trattenersi entro le quattro mura del tempio, ma deve uscire, correre, nel tempo: nelle piazze, nelle strade, nelle case dove abitiamo, nei luoghi di lavoro. Quanti uomini ancora vivono nelle tenebre e attendono la sola Parola che può salvarli! La Risurrezione non è qualcosa che sta al-di-fuori di noi, ma ha forza interiore; tutto in noi deve risorgere, deve tornare a vivere. Risorge la paura in fiducia. Risorge la debolezza in forza. Risorge il dubbio in fede. Risorge la povertà in ricchezza. Risorge la precarietà in stabilità. Risorge la malattia in salute. Risorge il peccato in virtù. Risorge la morte in vita! Siamo dei risorti che portano Risurrezione. Tutto deve ri-vivere; tutto deve ri-tornare alla luce. “Sia la luce!” (Gen 1,3a). Il primo comando di Dio ad inizio Creazione risuona anche in noi.

Questo stesso annuncio è l’anima del cristiano. Questa gioia è la sua forza. Lo scontrarsi con questa realtà il suo modo di vedere tutte le cose. In definitiva, lo stile di vita del cristiano è pasquale. La comunità cristiana possiede ontologicamente i tratti pasquali. Chiediamoci, seriamente, in questo giorno di letizia: la mia comunità è pasquale? La mia vita, la mia esistenza, è pasquale? Il mio modo di pormi, di agire, di pensare è pasquale?

Lasciamoci irradiare da questo annuncio; lasciamo che penetri le nostre coscienze; lasciamo che la Pasqua ci doni davvero il pensiero e i sentimenti di Cristo. Lasciamo che la Risurrezione vinca le nostre barriere, i nostri egoismi, le nostre tenebre. Egli, infatti, non è risorto per sé ma per noi tutti; per te, per me. L’evento della Risurrezione è la definitiva prova d’Amore sul nostro amore provvisorio. Essa ci dice che quando tutto sembra perduto, rimane un avanzo che, anche se minoritario, è in netto vantaggio. La Vita, e solo questa, ha l’ultima parola su di noi.

Gioia mia: Cristo è risorto!” Alleluja!

Alessandro

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