San Tommaso
11 luglio 2021
VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE (B)
Giovanni 16,33-17,3

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

Nel Cenacolo quale fede possiedono i discepoli su Cristo? Possiamo definirla inesatta, imperfetta, non piena, non completamente vera. È evidente che ancora manca in loro la verità su Cristo, secondo il pensiero di Dio così come esso era stato annunziato dai Profeti, dalla Legge, dai Salmi. Gesù è visto come un Profeta, forse anche come il Profeta preannunziato da Mosè. Questa fede, anche se assai lacunosa, è nel loro cuore, però è ancora incipiente.

Gli dicono i suoi: «Ora parli apertamente e non più in modo velato. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco l’ora è già venuta, in cui vi disperderete e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Non avendo questa fede, Gesù sarà abbandonato, lasciato solo. È giusto che loro questa fede oggi non l’abbiano. L’avranno domani. Oggi essa deve essere solo di Gesù, perché solo Lui oggi deve andare in croce. Domani, quando dovranno andare anche loro, allora anch’essi avranno la stessa fede e anche loro vinceranno il mondo con il loro martirio.

2. La nostra fede, oggi, domani, sempre

È questo il grande mistero della fede. Oggi il Signore ci dona la fede di questo giorno. Domani ci darà quella di domani. I tempi e i momenti della fede sono propri di ogni persona. Ognuno deve vivere secondo l’attualità della sua fede. Ogni giorno abbiamo a che fare con problemi piccoli o grandi, dobbiamo lottare contro qualcuno che voglia farci tacere, imporre la sua volontà, truffarci, denigrarci. Fa parte della vita e dobbiamo farci i conti. 

Come in molte situazioni abbiamo due scelte di massima da poter effettuare: lottare contro tutto e tutti oppure subire e lasciar correre. Dovremmo trovare un equilibrio fra le due situazioni e lottare per certe cose, tralasciandone altre. È un po’ come essere un giocatore in campo e ricevere da tanti tifosi un bell’applauso, mentre altri, dell’altra squadra, ci vengono addosso con ogni genere di insulti. Il dolore per tanta cattiveria passerà, ma nel cuore resterà la gioia degli incitamenti e dei complimenti ricevuti dalla maggior parte degli spettatori.

Tutto però deve essere condito con la fiducia, altrimenti alla prossima partita saremo ansiosi e timorosi e non giocheremmo bene provocando l’ira anche di coloro che fino ad allora ci avevano supportato. A volte ci chiediamo che senso abbia lottare ogni giorno contro quelli che davanti ti fanno grandi sorrisi e alle spalle parlano male di te perché hai osato mettere in discussione il loro operato, o contro i genitori che si ingelosiscono dei risultati che sei riuscito ad ottenere con i loro figli laddove essi avevano fallito; contro le maldicenze che di bocca in bocca in bocca diventano sempre più grandi o contro coloro che chiedono ed ottengono da te anche l’anima, ma non sono in grado di ricambiare nemmeno con un sorriso o un abbraccio.

Se nella partita della vita ricevessi soltanto fischi ed urla, ma ci fosse anche un solo spettatore che alzatosi in piedi battesse le mani, quella partita meriterebbe di essere giocata per lui, e sarebbe quell’applauso, quella fiducia a dare la forza di fare gol.

3. Il Signore ha fiducia in noi

Il Signore applaude ai nostri umili passi ed è certo che se faremo deserto dentro noi, se non ascolteremo i fischi, le urla e le imprecazioni che ci vengono rivolti, ma solo quell’applauso, riusciremo a vincere la nostra partita, che non vuol dire far soccombere l’avversario, ma anche solo restare in gioco e compiere le nostre azioni a favore dell’intera squadra, la squadra di Dio.

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don Erminio

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