Gesù in casa del fariseo

7 febbraio 2021
PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA (B)
Luca 7,36-50

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Due modi di accostare Gesù

Questo brano mette in mostra la bellezza di un animo misericordioso, attraverso un fatto accaduto a Gesù mentre era ospite di un fariseo di nome Simone. Questi aveva invitato Gesù a casa sua perché aveva sentito parlare di Lui come di un grande profeta. E mentre si trovano seduti a pranzo, entra una donna conosciuta da tutti in città come una peccatrice, la quale – senza dire una parola – si mette ai piedi di Gesù e scoppia in pianto; le sue lacrime bagnano i piedi di Gesù e lei li asciuga con i suoi capelli, poi li bacia e li unge con un olio profumato che ha portato con sé. 

Risalta il confronto tra le due figure: quella di Simone, lo zelante servitore della legge, e quella dell’anonima donna peccatrice: mentre il primo giudica gli altri in base alle apparenze, la seconda con i suoi gesti esprime con sincerità il suo cuore. Simone, pur avendo invitato Gesù, non vuole compromettersi né coinvolgere la sua vita col Maestro; la donna, al contrario, si affida pienamente a Lui con amore e con venerazione.

Il fariseo non concepisce che Gesù si lasci “contaminare” dai peccatori: “Se fosse realmente un profeta dovrebbe riconoscere chi è veramente quella donna e tenerla lontana per non essere contagiato da lei!”. Ragionamento tipico di un certo modo di intendere la religione, motivato dal fatto che Dio e il peccato si oppongono radicalmente. 

Ma la Parola di Dio ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori – cioè tutti noi! – siamo come i malati, che vanno curati, e per curarli bisogna che il medico li avvicini, li visiti, li tocchi. Naturalmente il malato, per essere guarito, deve riconoscere di avere bisogno del medico! 

2. Gesù libero da pregiudizi

Tra il fariseo e la donna peccatrice, Gesù si schiera con quest’ultima, perché non si lascia condizionare da pregiudizi che impediscono alla misericordia di esprimersi. Lui, il Santo di Dio, si lascia toccare da lei senza temere di esserne contaminato. Fa così perché è vicino a Dio che è Padre misericordioso: entrando in relazione con la peccatrice, pone fine alla sua condizione di isolamento a cui il giudizio impietoso del fariseo e dei suoi concittadini – i quali la sfruttavano – la condannava: «I tuoi peccati sono perdonati».

La donna ora può dunque andare “in pace”. Il Signore ha visto la sincerità della sua fede e della sua conversione; perciò davanti a tutti proclama: «La tua fede ti ha salvata». 

3. Una lezione per noi

Da una parte l’ipocrisia del dottore della legge, dall’altra la sincerità, l’umiltà e la fede della donna. Anche noi, che siamo peccatori, tante volte cadiamo nella tentazione dell’ipocrisia, di crederci migliori degli altri e diciamo: “Guarda il tuo peccato…”. Invece dobbiamo ricordare il nostro peccato, le nostre cadute, i nostri sbagli e guardare al Signore. Questa è la linea di salvezza: il rapporto tra “io” peccatore e il Signore.  Se io mi sento giusto, questo rapporto di salvezza non si dà.

A questo punto, uno stupore ancora più grande assale tutti i commensali: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Gesù non dà una esplicita risposta, ma la conversione della peccatrice è davanti agli occhi di tutti e dimostra che in Lui risplende la potenza della misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori. La donna peccatrice ci insegna il legame tra fede, amore e riconoscenza. «Le sono stati perdonati molti peccati [per questo ama molto]; invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Anche lo stesso Simone deve ammettere che ama di più colui al quale è stato condonato di più

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don Erminio

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