E il Giubileo come invito ad entrarvi
Di questi tempi, la gente sente il bisogno di lasciare un traccia nella storia e cerca i modi più svariati per farlo: c’è chi prevede la fine del mondo, chi cerca il successo e chi vuole che un intero anno sia dedicato a una tematica da lui ritenuta importante. Così, lo stesso anno è anno dell’ambiente per i pollici verdi, anno degli animali per i vegani, anno della tigre per i cinesi, anno dello scorpione per gli oroscopi, anno della donna, della famiglia, della foca monaca che è in via di estinzione, dei ghiacciai, della pizza napoletana e così via; la Chiesa, ovviamente, non è da meno, e così si inventa l’anno giubilare della Misericordia, perché giustamente non basta un Giubileo ogni cinquant’anni, ma bisogna anche soffiare le candeline per il compleanno del Concilio Vaticano II.
Al di là del fatto che questo Giubileo sembra un po’ tirato fuori dal nulla, giusto per fare tendenza, forse ha comunque una sua ragion d’essere. Ciò che più mi ha colpito a riguardo è stato, se così si può chiamare, il suo slogan:  “Misericordiosi come il Padre” oppure, visto che la Chiesa non è affatto elitaria, “Misericordes sicut Pater”: gli uomini misericordiosi quanto il Padre Eterno che, secondo i credenti, è l’idea platonica di Misericordia, direi la Misericordia fatta persona, solo che è molto più di una persona; come sarebbe bello un mondo così misericordioso! Sarebbe un mondo di perdono, tolleranza, carità, fratellanza verso tutti, sarebbe un mondo ben diverso da quello in cui viviamo. Non voglio sembrare misantropa, ma guardandomi intorno mi sembra che l’umanità sia nel punto più lontano
possibile dalla Misericordia: lo si vede nelle guerre, lo si vede nel pregiudizio che circonda musulmani e arabi, lo si vede nell’indifferenza di fronte a un mendicante, lo si vede nell’ipocrisia, nella corruzione, nelle disuguaglianze, nella sete di denaro presenti nella nostra società, mi ci metto dentro anch’io, sia ben chiaro. Ma, e c’è un “ma” grosso come una casa, forse non è così assurdo pensare di poter essere “Misericordiosi come il Padre”, almeno per i Cristiani; infatti lo stesso Cristo, nel Vangelo di Luca, ci esorta ad usare la stessa Misericordia usata da Dio: la stessa!
Non di meno, non diversa, non una misericordia più umana né più scadente, non una sottomarca e non una scorciatoia facilitata, ma la stessa. Della serie: diffidate delle imitazioni. Questo ci fa capire quanta fiducia Dio riponga nella pochezza umana; e allora forse adesso sta a noi riporre la stessa fiducia in noi stessi e nei nostri simili, consapevoli della Misericordia di cui siamo capaci.
“Ah, ma se io non sono Cristiano, allora sono tagliato fuori.” Falso. Siamo tutti capaci e chiamati alla Misericordia. Se non si crede in Dio, altrimenti detto Mister Misericordia, si può provare ad essere “Misericordiosi come la Misericordia”. È assurdo, difficilissimo, probabilmente impossibile?
Be’, cosa vi aspettavate? Giusto per addolcire un po’ la pillola, si potrebbe provare ad essere misericordiosi come la persona più misericordiosa che ci venga un mente, sarebbe un inizio davvero niente male: pensate a Gandhi, a Madre Teresa di Calcutta, a Gino Strada, a Peppino Impastato, a papa Francesco o addirittura a Gesù se volete. E se la persona per voi più misericordiosa è vostra nonna, che dà sempre l’elemosina in metropolitana, benissimo: siate come
vostra nonna, fate come lei. Fatelo però! Non state lì fermi a riempirvi la bocca di belle parole, ma fate andare le mani, possibilmente accompagnate dalla testa e dal cuore.
Non temete, adesso arrivo a parlare anche dell’apertura della Cattedrale di Bangui, la notiziona del giorno. Credo che il significato di questo gesto sia proprio quello di invitare ad un’azione concreta di Misericordia, perché è di questo che stiamo parlando: nessuno se ne fa niente di una misericordia astratta e aleatoria; sarebbe come avere il WI-FI in casa ma non conoscerne la password e quindi non potervi accedere né mettere mano, pur sapendo della sua esistenza e della sua potenziale azione benefica.
Se quindi pensate che il Giubileo sia solo un modo per ottenere l’indulgenza plenaria per voi e per la vostra prozia morta da poco, lasciatevelo dire, ma non avete capito proprio niente. Il Giubileo deve invece essere un’occasione per iniziare una volta per tutte a fare azione di carità. Ecco che entra in gioco Bangui, al centro del continente africano; insomma, non ci vuole certo il Papa per capire che l’Africa ha bisogno di noi. Non vi si chiede di andare a curare e sfamare i bambini africani, anche se non sarebbe affatto male, ma anche solo di evitare gli sprechi e di stare attenti a
ciò che comprate. Non potete fare neppure quello (anche se non vedo scuse plausibili)? Niente paura, smettete di insultare, di giudicare, di ritenervi superiori, smettete di essere attaccati al denaro, di fare favoritismi e iniziate piuttosto a dedicare tempo alle persone cui volete bene, a sorridere al mendicante che vedete ogni mattina, ad aiutare nel vostro piccolo chi ha bisogno di voi: sono tutte opere di Misericordia.
La Chiesa dice che Fede è Misericordia; quindi i Cristiani non possono tirarsi indietro. Io mi sento di aggiungere che Misericordia è Fede, giusto per dare un senso alle parole della Scrittura, secondo cui “saremo giudicati sull’amore”, non sul numero di messe e non sui digiuni, ma sull’amore. Così, il contadino buddhista può essere molto più cristiano di un ingioiellato Cardinale e ognuno di noi per essere un buon Cristiano, cioè un buon Misericordioso, cioè una buona persona, al di là del proprio Credo, è chiamato alla Misericordia che è, repetita iuvant, un’azione concreta di carità,
empatia, affetto e fratellanza verso gli altri uomini ma anche, perché no, verso gli altri esseri viventi e verso il nostro pianeta.
Insomma, siate il più possibile Misericordiosi, e non perché vi aspettino il Paradiso o l’Inferno (questo non lo so dire), ma per vivere in un mondo migliore o peggiore. Perché sì, questo dipende solo da noi.

Anna Colombo IV B

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