Scuola di Sacra Scrittura

Il libro di Ben Sira il Siracide appunto, uno dei libri della sapienza di Israele inserito poi nel canone della Bibbia scritto intorno al II secolo avanti Cristo in un momento di crisi profonda del popolo prediletto quando l’ellenizzazzione avanzava veloce anche tra gli ebrei sempre più attratti più dalla filosofia e dalla cultura ellenistica che dalla religione greca. Infatti la profondità e la novità del pensiero umanistico greco aveva brillato come una stella e stava portando rapidamente gli ebrei verso una deriva umanisticheggiante facendogli dimenticare la loro cultura e la loro origine. 

Ieri e oggi.

Questo libro scritto ad Alessandria, patria della cultura ellenistica riporta e ricorda al popolo eletto chi sono e dove vanno. Quante similitudini tra quel periodo e questo periodo, tra gli ebrei di allora e i cristiani di adesso.

Tanta acqua è passata sotto i ponti, tanti anni e tanta storia ma le questioni di fondo sono sempre le stesse: chi siamo e dove andiamo.

Parla chiaro il Siracide, non si perde in giri di parole e queste poche righe sono emblematiche. Letteralmente parlando possiamo racchiuderle in un incluso che ha per tema La Sapienza. Da dove arriva, chi è, chi l’ha creata e chi ce l’ha donata. Non è frutto solo dell’uomo la Sapienza e questo dobbiamo ricordarlo o meglio riscoprirlo. Non è solo nostro vanto la Sapienza e non è sinonimo di conoscenza questo che è quello che dobbiamo ricordare.

Oggi come allora siamo tentati di riferire La Sapienza o meglio per noi sarebbe la conoscenza ad un puro sforzo dell’uomo, alle sue conquiste, alle sue scoperte. I grandi passi fatti durante la nostra storia nelle scienze, nelle arti, nella tecnologia ci hanno trasformato da uomini a superuomini, da esseri mortali ad esseri immortali da persone capaci di stupirsi a uomini incapaci di commuoverci di restare a bocca aperta di fronte al creato perché siamo abituati a possederlo e non a goderne. Oggi come allora questa deriva di onnipotenza ci ha fatto perdere l’orizzonte del senso, il fine della vita anzi ci ha portato verso una vita che non deve avere mai fine ci ha mutato da creature a creatori. Cosa poi siamo riusciti a creare lo abbiamo sotto i nostri occhi. Abbiamo si migliorato le nostre aspettative ma abbiamo anche deviato costruendo un mondo che è scollegato dalla realtà, un mondo in cui chi domina è l’economia, il bisogno, l’insoddisfazione, la necessità di avere sempre e ad ogni costo.  Abbiamo perso il riferimento e annaspiamo nella costante ricerca della felicità ma la felicità terrena che da lecita ricerca della tranquillità si è trasformata in una disperata corsa alla fama, al successo, all’immortalità.

Dio.

Oggi come allora Dio appare un ricordo di un retaggio tribale antico adatto ai sottosviluppati Neandertaliani che conoscevano a mala pena il fuoco. Ben Sira ci ricorda e ci riporta invece in quella dimensione corretta dell’uomo in ricerca, dell’uomo capace di chinare il capo e di sostare davanti all’infinito. Ci ricorda che siamo stati creati, amati e per questo dotati di quella luce divina che si chiama Sapienza e che dobbiamo ricordare di essere grati al Signore per questo.

Siamo ciò che siamo proprio perché Dio ha tanto amato l’uomo da renderlo simile a se e non di rendere Se stesso simile all’uomo.

Claudio

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