Pentecoste

23 maggio 2021
PENTECOSTE (B)
Giovanni 14,15-20

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. “Se mi amate…”

La prima parola è «se»: se mi amate. Un punto di partenza libero, umile, fragile, fiducioso, paziente. Non dice: dovete amarmi. Nessuna minaccia o costrizione: puoi aderire e puoi rifiutarti in totale libertà. Ma, se mi ami, sarai trasformato in un’altra persona, diventerai come me, prolungamento dei miei gesti, eco delle mie parole: se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 

In questo passo del Vangelo di Giovanni, per la prima volta, Gesù chiede esplicitamente di essere amato. Il suo comando finora diceva: Amerai Dio, amerai il prossimo tuo, vi amerete gli uni gli altri come io vi ho amato, ora aggiunge se stesso agli obiettivi dell’amore. Non detta regole, si fa mendicante d’amore, rispettoso e generativo. Non rivendica amore, lo spera. 

Ma amarlo è pericoloso: infatti il brano riporta sette versetti, in cui per sette volte Gesù ribadisce un concetto, anzi un sogno: unirsi a me, abitare in noi. E lo fa con parole che dicono unione, compagnia, incontro, intimità, in una divina monotonia, umile e sublime: sarò con voi, verrò presso di voi, in voi, a voi, voi in me io in voi

Non dà comandi esigenti o i consigli sapienti dettati in quei tre anni di itineranza libera e felice dal rabbi di Nazaret. I comandamenti da osservare sono invece quei gesti che riassumono la sua vita: vedendoli non ti puoi sbagliare: è davvero lui. Lui che si perde dietro alla pecora perduta, dietro a pubblicani e prostitute, che fa dei bambini i principi del suo regno, che ama per primo, ama in perdita, ama senza aspettare di essere ricambiato. «Come ho fatto io, così farete anche voi» (Gv 13,15): lui cinge un asciugamano e lava i piedi, spezza il pane, sulla spiaggia prepara il pesce sulla brace per i suoi amici. 

2. “Avrei ancora molte cose da dirvi”

Gesù lo confessa ai suoi; eppure se ne va, lasciando il lavoro incompiuto. E’ grande l’umiltà di Gesù, che non ha la pretesa di aver insegnato tutto, di avere l’ultima parola, ma apre, davanti ai discepoli e a noi, spazi di ricerca e di scoperta, con un atto di totale fiducia in uomini/donne che finora non hanno capito molto, ma che sono disposti a camminare, sotto il vento dello Spirito che traccia la rotta e spinge le vele. 

Queste parole di Gesù ci regalano la gioia profetica e vivificante di appartenere ad una Chiesa che è un sistema aperto e non un sistema bloccato e chiuso, dove tutto è già stabilito e definito. Lo Spirito ama insegnare, accompagnare oltre, verso paesaggi inesplorati, per scoprire vertici di pensiero e conoscenze nuove, perché è vento che spinge in avanti.

3. “Lo Spirito vi ricorderà tutto quello che vi ho detto…”

Questa è un’altra opera dello Spirito: ricordare ciò che è già stato detto… ma non come un semplice fatto mnemonico o mentale, un aiuto a non dimenticare, bensì come un vero “ri-cordare”, cioè un “riportare al cuore”, rimettere in cuore, cioè nel luogo dove si decide e si sceglie, dove si ama e si gioisce. Ricordare vuol dire rendere di nuovo accesi gesti e parole di Gesù, di quando passava e guariva la vita, di quando diceva parole di cui non si vedeva il fondo. Perché lo Spirito soffia adesso; soffia nelle vite, nelle attese, nei dolori e nella bellezza delle persone.

Questo Spirito raggiunge tutti. Non investe soltanto i profeti di un tempo, o le gerarchie, o i grandi teologi. Convoca noi tutti, cercatori di tesori, cercatrici di perle, che ci sentiamo toccati al cuore da Cristo e non finiamo di inseguirne le tracce. Ognuno ha tutto lo Spirito che gli serve per collaborare ad un’altra opera fondamentale per capire ed essere Pentecoste: incarnare ancora il Verbo, fare di ciascuno il grembo, la casa, la tenda, una madre del Verbo di Dio. 

In quel tempo, lo Spirito è sceso su Maria di Nazareth, ora, in questo tempo, scende in me e in te, perché incarniamo il Vangelo, gli diamo passione e spessore, peso e importanza; lo rendiamo presente e vivo in queste nostre strade e piazze: salviamo un piccolo pezzo di Dio in noi e non lasciamolo andare via dal nostro territorio.

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don Erminio

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