Ed eccoci alla moltiplicazione. Anche questo è un episodio della vita del Maestro molto conosciuto al punto tale che quando lo si cita si usa dimenticare proprio l’elemento importante cioè la moltiplicazione a favore del “ah si i pani e i pesci…”.

Moltiplicazione.

Espressione nuova rubata alla matematica per semplificare un calcolo altrimenti fatto di somme ripetute. Espressione nuova anche per il Maestro, fino ad ora il Maestro ha guarito, trasformato, liberato ma mai moltiplicato. Ha guarito i malati, ha liberato dai demoni, ha sanato da infermità ma moltiplicato mai. In tutta la Sua vita pubblica questo episodio è quello successivo sono gli unici due che si basano sulla moltiplicazione, tutti gli altri rientrano nelle altre categorie. Mi sono chiesto perché? 

Risposte.

Ho provato a vedere nella nostra vita quando anche noi abbiamo fatto esercizio di moltiplicare qualcosa e la prima cosa che mi è venuta in mente è….un piatto di pasta o comunque uno o più piatti in più a tavola quando arriva un ospite inatteso e un po’ mi sono gasato allora anche io ho potenzialità inesplorate…. Al di là della battuta però vi è almeno un elemento comune nei due gesti, anche se poi i numeri giocano a favore di Gesù, ed è che in entrambi i casi, a me o alla mia a famiglia e a Gesù interessano le persone che si sono presentate. Se non ci fosse interessato non li avremmo invitati a pranzo non ci saremmo preoccupati di loro così come al Maestro se non fosse interessato nulla dell’uomo non lo avrebbe sfamato, non lo avrebbe compreso fino a “compatirlo”. 

Il secondo punto in comune è che entrambi abbiamo condiviso quello che avevamo. Proprio questa condivisione è alla base della famigliarità del rapporto. Mi spiego. Se fosse stato un pranzo ufficiale sicuramente avremmo fatto la spesa apposta, avremmo dato fondo alle nostre abilità culinarie, avremmo allestito la tavola migliore…invece abbiamo improvvisato in parte perché sorpresi dall’arrivo e in parte perché sicuri che qualunque cosa si fosse messo in tavola sarebbe andata bene. Anche per Gesù vale questo sulla sponda del lago di tiberiade; non si aspettava di avere così tante persone ad ascoltarlo ma sapeva altrettanto che se erano lì per incontrarlo qualunque cosa avesse offerto sarebbe andata bene. In fondo anche lì si respirava aria di famiglia.

Ripetizioni.

Quante volte ciascuno di noi ha fatto una cosa simile e ogni volta ciascuno di noi ha moltiplicato del cibo per condividere qualcosa che va al di là del cibo stesso e questo qualcosa è l’embrione di una certa famigliarità che se non abbandonata porta infine proprio a questo, a sentirsi a casa. Gesù ha sfamato una moltitudine di persone nello stesso modo in cui noi sfamiamo una coppia di amici solo per poter condividere con loro un po’ di tempo e un po’ di calore, per fare sentire che loro sono importanti, che ci interessa come stanno e che vorremmo fargli sentire che gli vogliamo bene. Ecco cosa ci sta facendo notare il Maestro, che siamo importanti, che siamo a casa fra persone che si interessano a noi, che ci servono e che ci vogliono bene.

Ripensiamo a questo gesto di Gesù ogni volta che invitiamo qualcuno a pranzo oppure quando decidiamo di non farlo.

Claudio

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