Cristo e Nicodemo

19 settembre 2021
III DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI GIOV. BATTISTA (B)
Giovanni 3,1-13

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Nascere di nuovo

Nicodemo è un fariseo, membro del sinedrio e maestro in Israele, che prova simpatia per Gesù. Egli va da Gesù di notte, forse per paura di compromettersi di fronte ai farisei. Ma la “notte” esprime anche uno stato psicologico, un disorientamento interiore 

A lui Gesù rispose: «In verità, ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio»; ma questo avverbio greco può significare due cose: dall’alto o di nuovo. 

Nicodemo equivocando sceglie la seconda versione. Quando chiederà come si può nascere di nuovo, non fa una domanda semplicistica, come potrebbe sembrare a prima vista.

Chi nasce non ha già un passato alle spalle, ma si affaccia alla vita quasi dal nulla. Nascere di nuovo significa quindi essere come un neonato, senza passato

In questo modo indica la difficoltà che un uomo incontra nel voler ripartire da capo e cambiare radicalmente la propria mentalità rinnegando quanto una religione ha insegnato per secoli. Cioè dice che non si può tornare indietro, modificare le leggi di natura (“rientrare nel grembo”).

Gesù gli risponderà che solo Dio può farlo. È scritto anche nei vangeli sinottici: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei Cieli”. Per un adulto diventare come un bambino significa cominciare tutto da capo, “rinnegare se stesso” e dipendere da altri.

Essere generati dall’alto significa essere disposti ad accettare il dono di diventare figli di Dio, di sentirsi amati dal Padre, perché la vita non dipende da quanto facciamo (dalla legge): ognuno è figlio e diventa se stesso, quando crede all’amore di chi lo ha generato. 

Per quanto uno si sforzi, la realizzazione della sua vita non dipende in modo prevalente da lui, ma dalla sua disponibilità all’ascolto della Parola che lo trasforma e gli fa accettare l’azione rigenerante dello Spirito di Gesù. 

Noi ci realizziamo solo se al centro della nostra vita mettiamo Dio e non noi stessi. Non dobbiamo accontentarci del già visto, sentito, vissuto, ma aprirci alla novità di Dio!

2. Interrogarsi è fondamentale

Il dubbio accompagna sempre l’uomo di fede che è alla ricerca. Senza il dubbio non avremmo la fede, ma cadiamo nel fideismo che rinuncia all’uso della ragione. Se la fede è autentica, se c’è una vera ricerca di Dio o della verità, non possono mancare i dubbi, né gli interrogativi, né il faticoso uso della ragione. 

I “segni” che il vangelo ci propone non costringono nessuno ad aderire a quanto sottintendono. Ma l’uomo moderno, davanti agli interrogativi, deduce che la fede è assurda. L’evidenza della ragione e l’ineluttabilità delle leggi fisiche o naturali sono le uniche strade da seguire per arrivare alla verità, tutte le altre non sono prese in considerazione . 

3. La fede è un dono

Gesù ci dice che non è possibile fare un cammino di fede senza un dono che ci viene dall’alto. L’uomo nuovo non rientra nel corpo della madre, ma si volge verso il cuore del Padre. Uno rinasce quando sa di essere amato dal Padre così come è. 

Che cosa è il regno di Dio? È lo spazio dove regna Dio; possiamo dire che il regno è Gesù stesso. Per entrare in questo spazio occorre essere “generati dall’acqua e dallo Spirito”. Infatti quando lo Spirito di Dio tocca l’uomo crea in lui una nuova personalità che gli permette di superare le apparenze e di penetrare nel profondo della realtà.

I Padri della Chiesa diranno, sintetizzando il messaggio di Giovanni, che “se Dio non si fosse fatto uomo, l’uomo non avrebbe mai potuto raggiungere Dio” .

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don Erminio

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