Nozze di Cana

13 giugno 2021
III DOMENICA DOPO PENTECOSTE (B)
Marco 10,1-12

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Piedi per terra

Anche ai tempi di Gesù la situazione del matrimonio, pur essendo normata, non doveva essere particolarmente ordinata. La poligamia non era stata abolita e la monogamia stentava ad essere accolta in modo stabile. Soprattutto c’era una sorta di intoppo canonico legislativo: Mosè – ci ricorda il Vangelo – aveva concesso il divorzio per la durezza del cuore della gente. Così i dottori della Legge potevano riferirsi almeno a due scuole rabbiniche (quella rigorosa di Shammàj, tollerante di Hillèl). Ecco perché i farisei fanno a Gesù una domanda insidiosa: «É lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». A parte il maschilismo della domanda, come reagisce Gesù? Che matrimonio aveva in mente?

2. Nel sogno di Dio

Nel Vangelo di Giovanni Gesù afferma: «Non sono venuto a giudicare, ma a salvare il mondo». Davanti a certe fatiche matrimoniali Gesù non vuole anzitutto aggiustare le cose di facciata, inoltrandosi in questioni di carattere legale. A fronte alla sklerokardìa, all’indurimento del cuore che talvolta avvolge inesorabilmente certe relazioni matrimoniali cosa si può fare? 

Cosa può fare la Chiesa? Per un verso deve giustamente ribadire certe indicazioni canoniche, ma nella consapevolezza che una formula e un principio faticherà sempre a raccogliere complessivamente ciò che si nasconde e sta al cuore di certe relazioni. Gesù, di fatto, va alla radice della questione, ribadendo, senza giudicare, il punto di vista di Dio, il suo sogno, quando «dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina» e, in forza di questo principio «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola».

E conclude con un’esortazione più che un comando: «l’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto»: è un invito che la Chiesa deve custodire, permettendo a tutti di potersi confrontare senza paura. Nel rispetto della libertà e dei tempi della conversione. In sintonia con l’amore paziente e misericordioso di Dio che non smetterà mai di sperare.

3. Gesù, “come sigillo sul tuo cuore”

Se è vero che Gesù non giudica, se però l’incontri allora ti trasforma. Come quella volta, che era stato invitato alle nozze di due giovani sposi, a Cana di Galilea. Anche in quel matrimonio era insorto un disagio, una fatica: era venuto a mancare un elemento determinate come il vino per la festa. Gesù, indotto da sua madre che se n’era già accorta, trasforma di fatto più di seicento litri d’acqua in un vino buonissimo. Se Gesù si imbatte in un matrimonio, che ha pur sempre i suoi problemi, semplicemente lo trasforma, facendolo diventare il primo segno, il primo dei segni, capace di dire – con pienezza e abbondanza – tutto quell’amore che Lui stesso voleva regalare al mondo, dando al matrimonio uno slancio nuovo, una vitalità unica singolare.

Noi oggi nelle nostre chiese, per dire tutto questo, usiamo la parola “sacramento”, per significare sia la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, come anche nei corpi amanti di due sposi. Come amano ricordare tante coppie che, come prima lettura delle loro nozze cristiane, ricorrono a qualche passo del Cantico dei cantici come questo: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione”.

Gesù entra con decisione, come un sacramento, nelle pieghe della vita matrimoniale di una coppia, come fosse un sigillo indelebile, dal quale quei due sposi non si potranno più smarcare, diventando loro compagno di viaggio nella buona e nella cattiva sorte. A questo devono e possono ancora mirare tante coppie di sposi cristiani.

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don Erminio

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