PIENAMENTE Sé – novità
Secondo me non siamo diventati ciechi,
secondo me lo siamo.
Ciechi che vedono.
Ciechi che,
pur vedendo,
non vedono.
(José Saramago)

Quarta tappa del cammino di quarantena; piena consapevolezza del dono che ci è fatto, riscoperta di essere creature nuove.

Quella del cieco nato non si profila come guarigione – guarisce ciò che era funzionante – bensì come novità: “passando, vide un uomo cieco dalla nascita” (Gv 9a). Dopo la discussione con i Giudei, Egli compie un segno – quinto nella narrazione giovannea – per dire pienamente .

La condizione di quell’uomo accomuna ogni essere umano. Vi è un velo che chiede di essere tolto. Cieco è chi non vede il reale che ha innanzi.

Il brano chiarisce anche una questione annosa, drammatica per l’uomo: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” (Gv 9,2) chiedono i suoi. Questa domanda è vista con sospetto, condannata dagli esperti. E’ una domanda fuori luogo, secondo alcuni.

E’ domanda, invece, precisa. Legittima. E’ domanda mossa da discernimento di fronte a quella malattia o, meglio, handicap. Andrebbe approfondita nella sua crudezza; vi è un legame misterico tra malattia e peccato che più volte emerge dalla narrazione evangelica. Senza assolutizzare: non tutte le malattie sono conseguenza di peccato. Altri mali, invece, possono essere generazionali – genitori – ed essere ereditati. Teologia e pastorale dovrebbero riflettere di più su questo.

Da qui il richiamo dell’Apostolo: “questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione” (1Ts 4,3a). Battesimo è sigillo di santità in noi; un dono già dato e, al contempo, da ricercare. Chi vive tendendo meno di questo sta solo sopravvivendo.

La domanda, dunque, è fondamentale per sapere come intervenire. Gesù non ammonisce i suoi ma offre esegesi: “né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio” (Gv 9,3). Quella cecità è permessa, serve a una causa Altra.

Più volte lo ha ribadito e lo riafferma di nuovo: “sono la luce del mondo” (Gv 9,5b); ora ne dà anche prova.

Il brano acquista ironia sul finale; un cieco nato inizia a vedere mentre – peccato la liturgia abbia reciso gli ultimi versetti – i farisei, che hanno baldanza di vista, vengono svelati: “Siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9,41b). Chi crede di vedere senza essere pro-vocato da Lui è destinato a cecità.

Pochi gesti acquistano un’autorità di inizio: “fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco” (Gv 9,6). Gesti che hanno il sapore di Creazione, di novità. Il problema è che “era un sabato” (Gv 9,14a) quel giorno.

Non era lecito fare alcun lavoro. Questo crea scompiglio, prima tra “i vicini” (Gv 9,8a) e poi presso i “farisei” (Gv 9,13a). Più che essere sorpresi sono ostinati alla regola. A quel cieco gli costerà ben tre “interrogatori”, pieni di domande sul come.

L’uomo obbedisce alle parole di quello Sconosciuto: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” (Gv 9,7a). Per iniziare a vedere occorre fare un passo nel buio.

Ritornato, segnato dalla novità, è indagato dall’autorità. Non scende a patti. Anche i suoi genitori scansano il problema. Lui no. Diventa discepolo senza accorgersi. Annuncia, agli oppositori, che “non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato” (Gv 9,32); è annunciatore di novità, lui stesso toccato nell’intimo.

La novità di vita diviene non solo individuale ma anche sociale; si è spinti a “condurre una vita decorosa di fronte agli estranei” (1Ts 4,12a). L’Incontro con la Novità non muta solo il cuore ma anche i comportamenti.

Il Battesimo ricevuto non reclama solo una pia pratica individuale e nascosta ma ha conseguenze con tutto e con tutti. Si deve vedere a Chi apparteniamo, con il nostro “modo di comportarci” (1Ts 4,1b).

Quello del cieco è un cammino catecumenale; se all’inizio lo Sconosciuto è solamente un “uomo” (Gv 9,11a) di cui si conosce il solo nome, diventa poi “un profeta” (Gv 9,17b). Ma sarà solamente alla fine, quando Lo incontrerà faccia a faccia, a compiere il passo decisivo: “Credo, Signore!” (Gv 9,38a). Ora Lo vede. Lui già visto.

Ciò che capitava unicamente a Mosè, che parlava con il Signore “faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico” (Es 33,11a), nella nuova economia accade come dono. Siamo ciechi a cui vengono aperti gli occhi per vedere il Reale.

L’Uomo della Croce viene a toglierci dalla tenebra della coscienza; Egli luce del mondo. Novità che reclama novità. Chiede di essere riconosciuto pienamente per Chi Egli è. Vuole incontrare faccia a faccia, tutti. E’ il Suo essere per tutti. Nessuno escluso.

Alessandro

One Coment, RSS

  • ZiSH

    dice il:
    12 marzo 2018 at 21:30

    Sono davvero ciechi e guide di ciechi sono degli emeriti increduli : “la pietra che i costruttori hanno rigettata è diventata pietra angolare, pietra d”inciampo e sasso di ostacolo. Essi essendo disubbidienti, inciampano nella PAROLA; e a questo sono stati anche destinati. (1° Pietro 2:8). Il nostro amatissimo Signore Gesù Cristo è per loro “una pietra d”intoppo, un sasso d”inciampo per le due case d”Israele (Isaia 8:14). Pace. custom writing

Commenti

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