Ci siamo, finalmente o purtroppo il tempo di Gesù è finito, il tempo del Maestro con noi e della Sua missione si è compiuto ora i discepoli sono “fregati”. Si penso proprio che quegli uomini, in quel tempo, siano rimasti finalmente fregati. Il Maestro lo aveva detto, profetato, annunciato Lui sarebbe andato sarebbe tornato al Padre ma non senza averli educati, amati, confortati, non li avrebbe mai abbandonati anzi li avrebbe abitati.

Proprio così, il tempo della presenza rassicurante e a tratti imbarazzante di Gesù è finito inizia adesso il tempo dello Spirito che invade e pervade i Suoi discepoli. Lo Spirito che trasforma questi stupiti uomini in missionari e messaggeri dell’amore di Dio, che li rende volti fisici e reali della infinita misericordia del Padre, che trasmette la missione del Figlio agli uomini. Non sono diventati supereroi o particolari geniali sono rimasti semplici ed umili uomini a tratti rozzi, forse un po’ grossolani ma pervasi ed infusi di un amore incontenibile che non può e non deve essere taciuto. Sì sono rimasti fregati ed incaricati di trasmettere a loro volta questo messaggio, questa voglia di amare che ha accompagnato da sempre il loro Maestro. Sono diventati lo strumento umile e disponibile di quell’annuncio nuovo e destabilizzante che è quello di portare al mondo e nel mondo il vero volto di Dio, il volto del Padre.

Inizia adesso il tempo della Chiesa; quella Chiesa così spesso attaccata, offesa, derisa, calunniata quella Chiesa alle volte incoerente ma sempre prodiga di amore e attenzione che Dio ha voluto lasciarci insieme al Suo Spirito.

Il nostro non è un Dio manager amministratore di una multinazionale del sacro che dirama le direttive è invece il Dio che accompagna che affida il cammino del vangelo alla fragilità della sua Chiesa. Ora è il tempo di costruire relazioni e rapporti a partire dal sogno di Dio che è la Chiesa: comunità di fratelli e sorelle radunati nella tenerezza e nella franchezza nel Vangelo.

Accogliamo allora l’invito: smettiamola di guardare tra le nuvole cercando il barlume della gloria di Dio e – piuttosto – vediamo questa gloria disseminata nella quotidianità di ciò che siamo e viviamo.
La gloria di Dio, che abbiamo assaporato, siamo invitati a raccontarla, a renderla credibile ed accessibile, ben consapevoli che solo nel di più, nell’altrove riusciremo finalmente a realizzarla in pienezza.

Restiamo in città, non fuggiamo la disperante banalità dell’oggi, perché è lì che Gesù sceglie di abitare: nell’oggi, nel delirio confuso della mia città.
Cerchiamo Dio, ora, nella gloria del Tempio che è l’uomo, tempio del Dio vivente, smettiamola di guardare le nuvole, Dio è nel volto povero e teso del fratello che incrocio.
Siamo noi, ahimè, il volto di Gesù per le persone che incontriamo sulla nostra strada …
Tu che leggi, fratello, sei lo sguardo di Dio per le persone che incontrerai.
Così il nostro Dio originale e spiazzante ha deciso.
Proprio qui ed ora, proprio questo è il dono che abbiamo ricevuto nella Pentecoste.

Claudio.

 

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