PIENAMENTE Sè – bastardaggine

La libertà è come l’aria:

si vive nell’aria;

se l’aria è viziata, si soffre;

se l’aria è insufficiente, si soffoca;

se l’aria manca si muore.

(Luigi Sturzo)

Ciò che l’uomo cerca, desidera, è essere libero. E’ ciò che ci viene donato in questa terza tappa di Quaresima. Il problema della libertas è fondamentale per essere pienamente sé.

Il Cristo sta parlando “a quei Giudei che gli avevano creduto” (Gv 8,31a); perché Sua missione è non perderne nemmeno uno. Sono venuti alla fede. Ora viene messa alla prova. Egli è provatore di fedi. Il nostro Battesimo – il nostro essere Suoi – deve essere provato, purché “nessuno si lasci turbare in queste prove” (1Ts 3,3a).

La prova è subito presentata: “se rimanete nella mia parola” (Gv 8,31b). Rimanere è il verbo dell’attaccamento; vero legame generativo. Occorre rimanere in Lui. Non basta starci. Nemmeno crederLo. Egli stesso è Parola del Padre, Colui dal quale è “uscito” (Gv 8,42a).

Rimanere in Lui garantisce reale libertà; “consocerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Egli stesso è Verità del Padre. Verità sull’uomo, cioè sguardo reale su me. Si presenta come il mandato – “non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato” (Gv 8,42b) – autorevole.

Scardina le tradizioni antiche, andando al cuore delle cose. E’ scacco matto per quei Giudei che subito si giustificano: “noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno” (Gv 8,33a).

Certo quei Giudei, seppur pii, hanno scarsa memoria del loro passato. Subirono due schiavitù: quella storica di Egitto, nelle grinfie di faraone, e quella spirituale dell’idolo d’oro.

Dio, sul monte di alleanza, avvisa Mosè riguardo al popolo: “si è pervertito” (Es 32,7b). Il riferimento è al vitello d’oro, surrogato di Dio. “Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!” (Es 32,8a). C’è sempre una scappatoia negli idoli, quiete al nostro desiderio; speranza effimera di libertà.

Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34b); è questa la schiavitù che Egli viene a redimere, più profonda e più radicata nel cuore. Schiavitù non di un peccato generale ma specifico: non riconoscere l’opera del Padre. Colui che la – Lo – riconosce è davvero libero-figlio.

Per questo Egli compie un’anamnesi generazionale; in dubbio vi è la paternità. “Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro” (Gv 8,38). Vi è una doppia paternità; l’una produce figliolanza, l’altra bastardaggine.

Quei Giudei dicono “è nostro Dio!” (Gv 8,54b) ma non Lo (ri)conoscono. L’Origine è presto svelata: “voi avete per padre il diavolo” (Gv 8,44a). Nella diatriba compie esorcismo, svelamento di cuore e di intenti. Sono figli del “tentatore” (1Ts 3,5a) colui che è l’anti-Verità; “menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44b).

Dobbiamo interrogarci riguardo a chi abbiamo per padre; riguardo a quale autorità obbediamo. Quaresima è tempo propizio per saperci figli o bastardi. Al borioso “chi credi di essere?” (Gv 8,53b), lapidario Egli risponde con verità: “Io Sono” (Gv 8,58b) a dire la Sua unicità di Figlio nel Padre. Dice la Sua libertà.

L’Uomo della Croce viene a dire il vero, Egli-Verità del Padre. Si presenta come Unica causa di libertà; ciò che ci rende figli. E’ Figlio disposto a tutto per generare figliolanza. E’ Verità compromessa, tesa a salvarci da morte. Egli-Libertà del Padre.

Alessandro

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