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DESIDERIUM – quando Godot giunge
— C’impiccheremo domani. A meno che Godot non venga.
— E se viene?
— Saremo salvati.
(Samuel Beckett)

Un’attesa è ciò che distingue il desiderio dalla sazietà.

Persino il Battista, preparatore di via e di metodo, si ritrova dubbioso e manda a dire: “sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,19.20b). Si manca di speranza quando le regole vengono imposte dall’idea e non dal reale.

Israele ha “l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse” (Rm 9,4). Tutto. Eppure non basta. Non riconoscerLo provoca “un grande dolore e una sofferenza continua” (Rm 9,2). Non basta la cultura se non si è presenti ad Una Presenza.

Essere in attesa di Colui che salva. Ma al Suo di modo e non al nostro.

Il dubbio di Giovanni è dubbio di popolo: sei Tu o no?

La storia di Israele è una lunga attesa alla GodotColui del quale nulla sapevano, avente come carico il desiderio del popolo. E’ ricerca di un Tu affidabile, abitabile.

Proprio la storia è il modo scelto da Lui per farsi presente; “da loro proviene Cristo secondo la carne” (Rm 9,5a). Come compimento di attesa. Pur lunga che sia.

Il preparatore è ora impreparato; lui che ha preparato il popolo. Aspettava Uno alla sua portata e misura. Le attese, spesso, sono mancate; troppo sproporzionate rispetto al reale. L’ideale vi impatta. Il ri-dimensionamento è fondamentale nell’attendere.

Ed Egli risponde non con retorica. “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito” (Lc 7,22a). Cioè con il reale, con ciò che accade. Egli è Presente. Questo è il messaggio che il Battista riceve in carcere.

Che Egli sia Presente basta al cammino.

Anche quando vi è la presenza contraria – Babilonia -, la Sua Presenza sarà in grado di suscitare uno strumento – Ciro (Is 45,1). Poiché la storia, questa storia, Gli appartiene. E’ frutto di storia.

Le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza” (Is 45,8a). Giustizia e salvezza sono i cardini sui quali poggia questa Sua Venuta. Improvvisa – benché preparata – e per nulla scontata – tant’è non capita. Tanto da rimanerne frastornati, scettici.

Il cuore domanda: “ristabilisci, Signore, la nostra sorte” (Sal 126,4a). Tanto si è perduti. C’è bisogno di Uno che ristabilisca la sorte. Di Uno che riempia la bocca “di gioia” (Sal 126,2b). Perché nella tormenta della vita ci si dimentica pure di sorridere.

Aspettare educa l’istinto mordace cui tendiamo. Cambia il modo dell’attesa e il registro delle attese. Sapere di questa Presenza ci deve bastare. Sapere che vi è Uno che giunge e che non lascia delusi è reale che avviene. Nonostante.

Avvento è questo saperLo.

Alessandro

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