Tra le parole pronunciate venerdì sera alla fine della via crucis da Papa Francesco mi risuonano nella mente e nel cuore due in particolare: Vergogna e Misericordia. 

Entrambe fanno parte della mia vita, entrambe sono state sperimentate, entrambe hanno lasciato il segno ma a fatica sono riuscito a collegarle.

Vergogna.

Vivo in un mondo in cui questo termine viene spesso ignorato, o meglio, relegato all’ambito della crescita e poi dimenticato. Quante volte un bambino combina qualcosa e poi prova vergogna, oppure quando cresce e deve relazionarsi con il mondo più grande ne è impedito proprio dalla vergogna, ma poi quando si diventa adulti ci si scorda di questa emozione e la si sacrifica sull’altare delle pseudo libertà. Siamo liberi di essere, di fare e di dire quello che vogliamo perché ci riteniamo liberi da tutto. Nella mia pressione poi questo sentimento è proprio vietato…vergognarsi mai!! Piuttosto si scade nel ridicolo o nell’arroganza ma mai ammettere di provare vergogna. Vergognoso dire non so, vergognoso dire non so fare, vergognoso chiedere aiuto ed ammettere di avere dei limiti. No noi sappiamo tutto e sappiamo fare tutto. Vergognoso ammettere i propri limiti e trovarsi poi nella situazione magari scomoda di dover rinunciare a fare qualcosa, impossibile. La parola vergogna deve per forza essere eliminata altrimenti rischierebbe di farci fare pessimi incontri ad esempio la coscienza. Quello che conta è provarci ad ogni costo senza paura e vergogna poi quello che succede succede.

Eppure nel posto della vergogna per eccellenza, il carcere, ho trovato persone che hanno riscoperto questo sentimento e con lui hanno riscoperto la coscienza, la loro coscienza. Cito una frase di un amico ergastolano che mi ha detto:

” Per anni ho dimenticato di avere una coscienza poi però ad un certo punto lei è tornata, è emersa prepotente e feroce ed ha tentato di uccidermi stringendomi alla gola. Mi ha costretto a vergognarmi non solo delle azioni ma di me stesso e solo allora, ferito e distrutto ho provato cosa voglia dire misericordia.”

Misericordia.

Abituati a considerarla come un premio per le cose giuste ci siamo scordati che essa è, prima di tutto e soprattutto un DONO. Un dono fattoci da un uomo giusto ingiustamente ucciso proprio dalle nostre pseudo libertà. Dalle nostre profonde convinzioni di uomini giusti e rispettosi della legge che altro non potevano fare che eliminarlo nel nome della legge. Ci siamo persi anche noi in questa convinzione e il papa ieri lo ha ricordato. Gesù è morto libero e liberamente per amore di un uomo che come me ha dimenticato il senso del dono della misericordia. Gesù è morto libero e liberamente per poter abitare tutti i luoghi dell’uomo ed è morto vergognosamente per ricordarci che solo attraverso la vergogna e la purezza di questo sentimento possiamo riscoprire il dono della misericordia. Basta abusare di questo termine ridiamogli il giusto senso che è proprio quello di un dono e senza più vergogna lasciamoci invadere dalla Sua misericordia.

Non mi trattenere.

Così risponde il Maestro a Maria quando lo riconosce e così risponde a ciascuno di noi quando lo ritroviamo nel percorso della nostra vita. Non tratteniamolo con noi e per noi ma lasciamo che esploda da noi, che esca, che vada, che cammini per le strade del mondo liberamente. A noi il già difficile compito di provare a seguirne le orme. Seguirne le orme come possiamo e come siamo capaci senza vergognarci di come lo facciamo o di quanto sgarrupati siamo. A Lui non servono i perfetti sacrifici dell’uomo a Lui servono i cuori di uomini capaci ancora di potersi vergognare.

Claudio

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