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NOSTALGHIA – ritorno

Talora si perde il mio pensiero

se il tuo non lo soccorre.

Com’è solo l’uomo. Come può esserlo!

Tu sei dovunque

ma dovunque non ti trova. Ci sono luoghi dove tu sembri assente

e allora geme perché si sente deserto e abbandonato.

(Mario Luzi)

Solo fosti, nella quarantena del deserto. “Tentato dal diavolo” (Mt 4,1b).

Dove conduce lo Spirito? Fino a dove può spingersi?

Solo fosti, in quei giorni arsi e assetati, caldi di un sole che brucia e disidrata.

La Tua è una vicenda che sola inizia, per concludersi sola. Nostalgia.

Del Padre. Dell’uomo. Del cosmo intero. Soffri di un dolore per il ritorno. Il nostalgico soffre di questo.

Tu fosti il più grande nostalgico. Lo sei. Soffri nel vedere la creatura perdersi: “ritornate con tutto il cuore” (Gl 2,12b). L’uomo, a differenza Tua, non è nostalgico ma gode – inconsciamente – della lontananza dal Padre Tuo.

Tu venisti a riprenderlo, a riportarlo, a rialzarlo. Abbracciarlo, consolarlo, curarlo. Amarlo, Tu Sua perfetta icona: “è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore” (Gl 2,13b).

Iniziasti nel deserto a dire che è qui che si gareggia per la conquista del “premio” (1Cor 9,24a).

Iniziasti nel deserto a dire che niente altro rappresentava meglio il cuore dell’uomo. Sabbia. Polvere di suolo. Ingrediente primo dell’Adam.

Solo iniziasti una lotta che, seppur conclusa, continua a ripercuotersi qui ed ora fino-a-che.

Il tentatore” (Mt 4,3a) tenterà sempre di ammaliare con promesse fasulle che solleticano il desiderio umano al soddisfacimento. Tutto e subito. La più terribile delle tentazioni.

Tu quaranta giorni. Il Divino non ama la fretta. Il Padre si palesò progressivamente e Tu avevi bisogno di Lui. Per questo Ti opponesti a Satana. Tua missione era fare la Sua volontà, non giocare compromettendoti con il potere, la fama, la gloria. Quelle Ti vennero date poi, sotto altra forma.

Insegnasti all’uomo la disciplina “in tutto” (1Cor 9,25a). Occorre un piano nelle cose del Padre Tuo. E Tu lo capisti nel deserto dell’anima.

Dove ancora svolgi il Tuo ruolo.

Quaresima non è tempo di lacrimevoli sguardi egoistici ma spazio pedagogico di ricentramento. E’ tempo – anzi condizione – di possibilità del Divino. Ritorno di possibilità.

Tu ritorni nel deserto per assumerti, ancora una volta, la condizione, ogni condizione; la più misera, la più ambigua, la più lontana. Del pusillanime e dell’ammalato, del peccatore e del derelitto, del deriso e dell’oltraggiato.

Che capiti anche a me, di ritornare, provando la nostalgia del non-ritorno.

Alessandro

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