SYMBOLUM – saziare ferite

Tenere una ferita aperta

può comunque anche essere salutare:

una ferita sana e aperta;

a volte è peggio quando si rimargina.

(Søren Kierkegaard)

Come ferita pulsante si avvia il tempo quaresimale. Intimamente forati in profondità.

Scoperti esseri-feriti nelle ultime vicende, ad imporsi una domanda: cosa è davvero essenziale?

Il tempo aneucaristico risulta provvidenzialmente un “deserto” (Mt 4,1a). Perché il desiderio emerga grazie alla mancanza. Il deserto è luogo privilegiato di pedagogia dell’intimo.

Il rischio dell’abitudine, quale cifra religiosa, deve sbiadire: “non digiunate più come fate oggi” (Is 58,4c). Ad essere attaccata è la convenzione scarna d’affezione. Riti e rituali possono risultare solo come un gran “chiasso” (Is 58,4d).

Ora, significato e significante, trovano la loro “riconciliazione” (2Cor 5,19b) nel segno: ferita, quale possibilità d’intervento. Colui che si manifesta come symbolum – mirabilmente nel dramma della croce – decide di varcarne i lembi aperti fino in fondo, fino a divenire “peccato in nostro favore” (2Cor 5,21a).

Nella Sua iniziazione desolata – primo affronto a colui che ha l’arte di porsi a-traverso -, inizio del suo ascendere kenotico, avvertì come l’uomo mutò il suo desiderio – tentativo di rimarginare la ferita – in bisogno. Il Suo digiuno servì a comprenderne il cuore; imparò il perfetto equilibrio del Suo essere uomo-Dio.

Esposto al torrido calore del sole di giorno e al freddo improvviso della notte imparò che vi è un’escursione termica di cuore. E comprese una kenosis, opposta alla propria, dal desiderio al bisogno: la riduzione del tutto a ingordigia di parte.

Non per nulla la prima tentazione – la più forte e vera – riguarda il cibo: “se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane” (Mt 4,3b). Il diavolo conosce l’istinto primordiale dell’uomo.

Feriti e feribili – vulnerabili – crediamo di accontentarci del pane, simbolo di ogni forma di possesso e di dominio. Materiale, religioso e politico sono le categorie del nemico; limiti al desiderio, tentativi di assecondare un bisogno che rimarrà sempre insoddisfatto.

Categorie che fanno gola.

C’è una ferita che chiede di essere saziata propio per mancanza perché “non di solo pane vivrà l’uomo” (Mt 4,4a).

Vi è tutt’altro – l’essenziale – di cui fare esperienza.

Alessandro

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