Cristo fra i discepoli

15 marzo 2020
III DOMENICA DI QUARESIMA
Giovanni 8, 31-59

Riflessione a cura di don Erminio Villa

Meraviglia l’inizio del Vangelo: “Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto”. Erano, dunque, suoi discepoli, ma poi si sono scagliati contro di Lui, perché Egli domandava di compiere un passo ulteriore rispetto alla fede dei padri e domandava di riconoscere in Lui e nel suo messaggio la rivelazione del Dio di Abramo. Gesù bada alla sostanza delle cose: non era interessato a chi diceva di credere in lui, ma a chi era disposto a restare nella sua parola. 

Credere è facile, restare è difficile. 

Per questo oggi tanti dicono di credere in qualcosa. Ma Gesù anche oggi ripete: “Sarete veramente miei discepoli, se rimanete nella mia parola”Questo verbo ha in greco tante sfumature: stare, abitare, vivere, durare, resistere, continuare

  1. Non basta semplicemente credere, bisogna abitare la parola di Cristo. Come si abita una casa, con la familiarità degli spazi, l’accoglienza del luogo, e si diventa gelosi della propria casa, allo stesso modo si deve diventare gelosi della Parola di Cristo, perché questa è la nostra casa!
  2. Bisogna vivere la parola di Cristo. Per l’evangelista conoscere significa vivere. Una fede teorica è fatta solo di belle parole, qualche volta anche emozionanti. La fede o è vita o è falsa.
  3. Bisogna durare nella parola di Cristo. La fede è come un buon vino, più invecchia e più è buona. Sono belle le fedi giovani; ma a volte è una bellezza effimera. Si deve fare i conti col tempo. Cerchiamo una fede che dura, anche se apparentemente meno bella.
  4. Bisogna resistere nella parola di Cristo. Resistere contro una miriade di tentazioni. Una qualsiasi sconfitta può abbattere mortalmente la nostra fede. Ma una sconfitta non è mai definitiva. La paura va affrontata a viso aperto. La fede vera è quotidiana resistenza.
  5. Bisogna continuare nella fede. Il discepolo di Gesù guarda sempre avanti, senza voltarsi indietro. Un conservatore, retrogrado, non può essere cristiano. Il cristiano è sempre un innovatore. Il suo motto è continuare. Chi aveva creduto in Gesù, aveva pensato di poter conciliare la nuova fede col loro passato. Anche oggi molti confondono la fede con l’arte della cosmesi, del trucco, del travestimento. Più che restare nella parola di Cristo arrestano Cristo nel proprio passato.
  6. Ma non c’è niente di più dinamico che lo “stare” in Cristo:un dinamismo bene rappresentato dai tanti verbi al futuro che ci sono nel brano. “Conoscerete la parola e la parola vi farà liberi. Dobbiamo accrescere la nostra fede. Accrescere la nostra libertà. Accrescere la nostra conoscenza.

Saremo cristiani dinamici nel modo di pensare, nel modo di affrontare le grandi questioni etiche. Saremo dinamici nella solidarietà e soprattutto nell’annuncio. Saremo dinamici nella vita comunitaria: non viaggeremo col piede sul freno. Anche nelle nostre relazioni, saremo aperti, disponibili al perdono; saremo discepoli/e agili nell’amore, rapidi nel captare il bisogno e veloci nel porgere la mano ai nostri fratelli e sorelle.

Credere in Dio è fidarsi di Lui, dei suoi progetti su di noi; però la grande tentazione dell’uomo è di fare di testa propria, mettendo in dubbio la bontà di Dio nei confronti delle persone. Gesù, venendo nel mondo come Parola incarnata, vuole condurre l’uomo sulle strade della libertà, ma chi vuol mettersi in ascolto di tale parola deve avere una fede incondizionata. 

Noi quali discepoli siamo? 

Stare dalla parte di Gesù significa rimanere nella sua parola, anche se scomoda, anche se va contro la mentalità comune osservare i comandamenti, che Egli non ha abolito, ma ha portato a compimento, riassumendoli nella legge dell’amore. Per essere al passo con i tempi la Chiesa deve aggiornarsi forse nei metodi, ma non nei contenuti, perché si andrebbe contro la verità facendo cadere l’uomo nella schiavitù del peccato. Neanche le leggi dello Stato possono annullare la verità della legge di Dio, che è legge di vita e di libertà. Cristo ci ha rivelato il Dio dell’amore, della verità e della libertà; ora è la Chiesa che è chiamata a confermare i fratelli nella fede in quel Dio di Gesù, attraverso il magistero del Papa e dei Vescovi uniti a lui. Verità, libertà, amore sono virtù da recuperare per vivere una fede autentica che ci apra a scoprire sempre meglio la misericordia di Dio, che in Gesù si è manifestata.

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