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Carissimi fedeli anzitutto buona Pasqua.

La Pasqua è il cuore e il fondamento della nostra fede cristiana. Perché noi crediamo non in un Dio qualsiasi, ma in quel Dio, che ci è stato rivelato da Cristo morto e risorto. Come ci insegnano appunto le pagine sacre che sono state proclamate.

Infatti, l’autore degli Atti degli apostoli afferma che Cristo si mostrò vivo ai suoi discepoli con molte prove durante 40 giorni. Ossia il tempo necessario, affinché la testimonianza sia vera, verificabile e convincente.

Nella seconda lettura tratta della lettera ai Corinzi, San Paolo afferma che Cristo apparve risorto a Pietro e quindi al gruppo dei 12 , e in seguito a più di cinquecento fratelli in una sola volta. Poi aggiunge forza alla sua testimonianza affermando che la maggior parte di essi vive ancora; come a dire quanto accaduto è facilmente verificabile.

Ma il problema vero è quello di credere oggi nella risurrezione. Questa verità cozza con violenza contro la nostra cultura, la quale pretende di mettere sotto verifica scientifica ogni affermazione. E la risurrezione non è una verità verificabile scientificamente, altrimenti non sarebbe più un atto di fede. Quella della resurrezione è una verità tutta da credere, dove l’atto di fede non va contro la ragione, ma va oltre illuminandola.

Ci aiuta a comprendere questo concetto uno splendido scritto del Papa emerito Benedetto 16º. Dove Egli fa notare che nella recita del credo, noi affermiamo che il Signore Gesù discese agli inferi e il terzo giorno resuscitò la morte. Cosa significa questa discesa agli inferi? Papa Benedetto dice che con queste parole la Chiesa vuole insegnarci che Cristo ha provato la pienezza della morte, scendendo appunto negli inferi. Ma risorgendo ha liberato tutti coloro che la morte teneva prigioniera. Poi ci fa notare cosa significa liberare. Secondo le usanze antiche il prigioniero veniva gettato nella cella più profonda del carcere, dove non c’era luce; e quindi era tenuto nell’oscurità più profonda. Per questo, il Signore Gesù, liberando coloro che sono prigionieri della morte, ridona assieme alla libertà anche la luce. La risurrezione ci libera dalle morte e ce ne illumina il significato. Come segno di questa preziosa illuminazione notiamo, qui, accanto all’ ambone il grande cero pasquale.

Chiediamoci adesso: Come ci illumina Cristo e la sua risurrezione?

Ci aiutano i santi Vangeli.

La vicenda di Maria di Magdala è emblematica. Ella dopo essersi recata al sepolcro e averlo trovato vuoto, è andata ad avvisare gli apostoli, ma a differenza delle altre donne ritorna presso il sepolcro. Non si dà per vinta. Quel dono d’amore non poteva essere abbandonato all’incertezza di fronte al sepolcro vuoto. Occorreva cercare a tutti costi dov’era stato posto il cadavere di Gesù.

Da parte sua il sepolcro vuoto lanciava un segno ambiguo. Era ad un tempo richiamo ed ostacolo. Ostacolo perché non contiene più il corpo di Gesù, ma richiamo perché insinua nel cuore della Maddalena che qualcosa di straordinario deve essere capitato.

La donna dunque si reca al sepolcro, ma non può ancora comprendere, perché è rivolta ancora al passato, cerca ancora il cadavere di Gesù, mentre lui è già risorto, è vivo e presente. Gli occhi della Maddalena sono per così dire ottenebrati dalle lacrime, perché piangono il passato e non sanno guardare invece al presente e al futuro.

La sua fede si libera, si illumina, quando è il Signore stesso a chiamarla per nome. In quella parola è in quel richiamo, infatti, la donna riconosce il Cristo vivo e presente. L’Evangelista vuol dirci che la verità del Cristo risorto e una di quelle che solo il Signore ci può svelare, solo la sua voce la sua parola ce la può indicare. La ragione si ribella, il cuore piange, ma la fede illumina e consola.

A questo proposito vorrei suggerire un risvolto pratico: credere nella risurrezione di Gesù, significa anche credere che noi risorgeremo con lui perché lui è sceso negli inferi per tirar fuori anche noi dall’inferno dal buio dalle catene, per dirci che in questo mondo l’ultima parola non è quella della morte della violenza del male, ma è quella della vita dell’amore del bene. La morte, la violenza ed il male vincono solo per tre giorni, poi sono sconfitti. E questa è una verità di cui oggi il mondo e noi prima di tutto ne abbiamo un grande bisogno.

Ma i santi vangeli ci dicono molto di più. Alle difficoltà di credere, il Risorto ci viene incontro dissolvendo i nostri dubbi. Proviamo a riflettere.

Ai due discepoli di Emmaus, che erano delusi per la sua morte, Gesù si affianca e spiega loro ciò che lo riguardava in tutte le antiche scritture. Come a dire se le tue attese ti sembrano siano state tradite, rileggi bene le scritture e capirai.

A san Tommaso che vuole toccare con mano per credere, Gesù si fa incontro e lo invita a verificare, potremmo dire, fisicamente.

A coloro che lo credono un fantasma, si siede a tavola e mangia assieme.

Agli apostoli che erano tornati al loro lavoro di pescatori, ritenendo che ormai il Signore li aveva abbandonati, appare sulla riva del lago e permette loro di fare una pescagione prodigiosa.

Tutto questo ci dice che nei racconti evangelici il Signore intende venire incontro a tutte le esigenze, per dimostrare a ciascuno che era veramente risorto e non li abbandonava mai più.

Resta ancora un ultimo passo da compiere. Il Signore Gesù dopo essersi presentato e fatto riconoscere da Maria di Magdala, le chiede di non essere trattenuto. Sapere che Gesù è risorto significa andare ad annunciarlo a tutti; significa testimoniarlo e non tenerlo per sé. E questo è anche il compito che il Signore affida noi quest’oggi. Nel mondo ortodosso il giorno di pasqua ci si saluta dicendo; il Signore è risorto, a cui si risponde: Davvero il Signore è risorto.

E sia questo l’augurio che ci scambiamo in questa Santa Pasqua. Così sia.

P. Gianfranco Barbieri

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