Due modi, due mondi. Così la lettura di oggi ci contrappone due modi che poi sono anche due mondi diversi di approcciarsi a Dio, due modi che rispecchiano perfettamente i due mondi dei nostri protagonisti.

Fariseo.

Il fariseo – leggete – dice il vero, tutto sommato: vive la fede con entusiasmo, pratica la giustizia, è un fedele modello, e sa di esserlo. Prega anche nel modo giusto: ringrazia Dio, subito, prima di chiedere qualcosa. Ma presume d’essere giusto e disprezza gli altri, ha un nemico, fuori di sé. Guarda con disprezzo il pubblicano (che è davvero peccatore!) e ne prende le distanze. Il fariseo le regole le rispetta, le conosce e detesta chi le regole le ignora per il suo interesse personale, per lucrarci sopra. Il fariseo ha ragione. Ha ragione di mettere davanti a se e davanti a Dio la fatica del rispettare ogni giorno tutto quello che c’è da rispettare ed è orgoglioso di farlo, contento alla fine della sua giornata di aver messo Dio al primo posto. Ha ragione, il nemico è fuori da se, e l’altro che non rispetta niente e nessuno nemmeno Dio. Quel Dio poi a cui ha anche il coraggio di rivolgersi.

Pubblicano.

Il pubblicano – invece – non osa alzare lo sguardo: conosce il suo peccato, non ha bisogno di fare l’esame di coscienza: glielo ha già fatto il fariseo! Solo chiede pietà. È consapevole di aver scavalcato qualsiasi legge o regola, è consapevole di aver avuto per dio solo se stesso ed i propri interessi sa che se esiste un dio lui è in difetto. È consapevole della sua colpa è il suo stato lo porta a considerarsi meno di niente perché niente ha da offrire al dio dei sacrifici, non ha fatiche, non ha sforzi. Eppure ha una coscienza quella che lo porta ancora nel tempio e che gli fa piegare il capo, quella che lo obbliga a stare in fondo, quasi nascosto, defilato e a portare il suo niente. L’ultima cosa da fare è chiedere pietà.

Io.

Succede anche a me: faccio fatica a guardarmi dentro con equilibrio. Fatico a non deprimermi nei momenti di difficoltà, in cui emergono più evidenti i miei limiti e i miei difetti. Fatico a non tentare di mostrare il mio “meglio” quando sto con gli altri. Se capissimo di essere unici, imparagonabili! Se sapessimo amarci come Dio ci ama, senza eccessi! No, non ho bisogno di guardare al peggio o al meglio di chi sta intorno per esaltarmi o deprimermi, specialmente nella fede. Eppure…..

L’errore del fariseo è questo: è giusto e sa di esserlo, non ha compassione né misericordia. Misericordia e compassione che – invece – ha Dio verso il pubblicano, che esce cambiato. Una domanda però mi viene spontanea : ma il fariseo come esce da questo incontro ? Io come esco dal quotidiano incontro con Dio?

Claudio

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