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DEFINITIVITÀ’ – un poco ancora

Ho attraversato mari, ho lasciato dietro di me città,

ho seguito le sorgenti dei fiumi e mi sono immerso nelle foreste.

Non ho mai potuto tornare indietro, esattamente come un disco non può girare al contrario.

E tutto ciò a cosa mi stava conducendo?

A questo preciso istante.

(Jean-Paul Sartre)

Vi è nella liturgia un secondo Avvento. E’ attesa di un Altro che viene.

Pasqua è secondo Natale. Ritorna alla vita Colui che è venuto. Ultimo istante prima della definitività.

Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete” (Gv 16,16). Con questa emblematicità annuncia ai suoi un cambio di stato. La Sua morte fu interruzione momentanea al vedere; senso pieno di una Presenza che si lascia guardare – e mai possedere.

L’ancora segna la novità inaudita della Risurrezione. E’ un novo modo di vederLo, limitato dal tempo per divenire totalità di spazio: “Egli resta per sempre” (Eb 7,24a).

Per essere definitivo.

La storia è irrimediabilmente segnata nell’intimo dall’annuncio di quelli che Lo videro nuovamente per la seconda volta. “E vidi lui che mi diceva” (At 22,18a) racconta Paolo, messo alle strette, “in piedi sui gradini” (At  21,40b) della fortezza del comandante, tra l’agitazione di Gerusalemme. Lo confessa tra l’ardire e l’angoscia. Lo confessa con commozione, incurante della conseguenza. Non può tradire quanto è avvenuto sulla pelle.

Sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito” (At 22,15b). I verbi della sensibilità tradiscono il dubbio. Fino alla carne si avverte il Risorto.

I suoi vissero tempistiche diverse da noi. Per loro quello stacco di visione fu tra morte e Risurrezione. Per noi è attesa escatologica, della cose ultime.

E anche noi domandiamo: “che cos’è questo un poco?” (Gv 16,18a). E’ tempo di attesa, intermedio, segnato da un Altro che prende il Suo posto. E’ il tempo dell’effusione dello Spirito; tempo di Chiesa e di gestazione.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità” (Gv 16,13a). La Sua non sarà una seconda Rivelazione ma garanzia “di un’alleanza migliore” (Eb 7,22b) stipulata da Cristo. L’esperienza è garantita, da quel Suo ascendere e ritrarsi al mondo, dal Suo Spirito.

La Chiesa vive in questa tensione, in quel poco ancora; di effusione in effusione. Questa è definitività. E’ l’unica via preparata da Gesù.

Occorre riaccendere l’invocazione, il desiderio di attesa, la supplica. Bisogna preparare il ritorno allo Spirito; subiamo le conseguenze di troppo dimenticanza. L’erranza dello Spirito dall’ecclesiale è dimenticanza di identità; senza anima il Corpo non regge.

E dovremmo provare vergogna, ogni anno, quando sconsideratamente celebriamo liturgicamente Pentecoste avvertendo che, in fondo, non ne abbiamo alcuna familiarità.

Ignoranza dello Spirito è ignoranza di Cristo.

Forse per questo, ancora, non Lo sappiamo vedere e udire.

Alessandro

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