La resurrezione di Lazzaro | Giotto

29 marzo 2020
V DOMENICA DI QUARESIMA
Giovanni 11, 1-53

Riflessione a cura di don Erminio Villa

1. Una malattia per la gloria di Dio

Gesù diceva ai suoi discepoli: “Questa malattia non porterà alla morte, ma alla gloria di Dio”. E, ancora, poco prima di liberare Lazzaro, a Marta dirà: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”. Dove i discepoli vedranno, dove Marta vedrà la gloria di Dio? Marta la vedrà quando vedrà suo fratello uscire dalla tomba. Gloria di Dio è fare uscire dalla tomba Lazzaro, l’umanità intera.

Gesù dimostrava che veniva da Dio il fatto che lui compiva le stesse opere che compie Dio. Quali sono le opere di Dio, le sue opere meravigliose? Dio fa uscire. Lo diceva già il Deuteronomio: “Quando tuo figlio ti domanderà del significato di queste istruzioni, tu risponderai a tuo figlio: ‘Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire con mano potente. Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi‘”. La sua gloria sta nel far uscire il suo popolo. E oggi sta nel farci uscire dalla schiavitù dei nuovi faraoni. Sta nel far uscire ciascuno di noi [Battesimo] da tutto ciò che prende figura di morte, di una morte anticipata, da tutto ciò che prende figura di soffocamento della vita. Queste le opere di Dio, la gloria di Dio di cui sono fatti spettatori i discepoli e le sorelle di Lazzaro. E oggi noi.

2. Una gloria che costa

Ma costa a chi? Noi siamo soliti pensare che tocchi a noi il costo della gloria di Dio. Al contrario il costo è suo. Nel finale del racconto vien detto da scribi e farisei, senza ambiguità, su chi si sia riversato il costo del far uscire Lazzaro dalla tomba. “Se lo lasciamo continuare (cioè se continua a fare le opere di Dio), tutti crederanno in lui”. Allora decisero di ucciderlo! 

La nostra libertà ha un prezzo. ha sempre un prezzo la libertà. Ha il prezzo dell’amore di qualcuno. Vedi uscire dalla tomba Lazzaro e tu dici. “più forte della morte è l’amore”. L’amore di Gesù ha vinto la morte.

3. Gesù: un amico vero

Tutto questo brano evangelico è un canto all’amore e all’amicizia. 

  • All’inizio si dice che “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro”: era di famiglia a Betania. .
  • L’amico? Uno su cui puoi contare; non c’è bisogno di molte parole: “Gli mandarono a dire: Il tuo amico è malato” (Gv 11,3). 
  • Uno che non mette in atto cautele; i discepoli invitano ad essere prudente: “Rabbi, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai ancora?” (Gv 11,8).
  • Uno che può essere in ritardo sui tuoi desideri: “Se tu fossi stato qui” dice Marta “mio fratello non sarebbe morto” (Gv 11,21); all’amico puoi muovere un rimprovero… dolce, ma non taciuto nel vangelo.
  • Uno che non sta al di fuori del tuo dolore, a discutere come gli amici di Giobbe, con parole asettiche, entra nel tuo dolore: “si turbò, scoppiò in pianto” (Gv 11,33).
  • Uno che ti porta fuori dalla casa della desolazione, ti fa guardare oltre, prolunga la visione, ti fa sognare la gloria di Dio; gloria di Dio è l’uomo che vive: “Se credi, vedrai la gloria di Dio” ( Gv 11,40).
  • Uno che non si rassegna alle parole di morte, alle situazioni di morte, fa segni di vita, dice parole di vita: “Io sono la risurrezione e la vita” (Gv 11,23). Potremmo dire: uno che si prefigge di “disseppellire Dio nei cuori devastati” (Etty Hillesum).
  • Uno che non ti lega, ti sbenda: Scioglietelo e lasciatelo andare” (Gv 11,44). Ti fa camminare, ti libera da ogni sudditanza, da tutto ciò che ti soffoca e ti lega.
  • Uno che muore lui, perché tu viva: “Da quel giorno decisero di ucciderlo” (Gv 11,53). 

È il mistero che nella pienezza andremo con commozione a contemplare e a rivivere a Pasqua.

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