Ennesima trappola tesa per Gesù ed ennesima figuraccia dei farisei che inoltre disvela ancora un altro tratto della loro personalità.

Morbosità.

Provo ad immaginarmi la scena. Tranello teso con intelligenza, un gruppo di loro va a recuperare direttamente dalla camera da letto una donna nota adultera, ma qui si svela la prima crepa. Per sapere dove e come recuperare l’adultera questa doveva avere una storia nota a tutti fin nei minimi dettagli, orari del ritrovo ( mattino….), luogo dell’incontro e perfino con chi stava compiendo l’atto fedifrago. Insomma una vicenda nota ed accettata perché altrimenti molto molto prima sarebbe scoppiato il caso, invece no lo si tiene lì in caldo fino al momento propizio. Punto due la donna viene trascinata nel mezzo della piazza ed immagino che non l’abbiano invitata cortesemente a presentarsi davanti al Maestro, al contrario l’avranno trascinata così come era, svestita, mezza nuda forse solo avvolta in stracci o lenzuola ma sicuramente esposta e volutamente mostrata o per meglio dire ostentata. Seconda crepa: che le donne non contassero è noto ma che attraessero anche quindi, presumo che più o meno una sbirciatina alla signora e alle sue grazie tutti l’abbiano data anzi probabilmente molti erano lì per questo. La povertà del pensiero maschile che si lascia attrarre dalla debolezza, dalla fragilità e dall’imbarazzo di questa donna. Terza crepa: l’orgoglio maschile tradito, il diritto di proprietà su una donna sinonimo di amore malato, di possessione totale che vuole la sua vendetta nella morte del debole. 

Gesù.

Il Maestro non entra nel gioco, non si lascia trascinare nel sottobosco della morbosa curiosità, non umilia ulteriormente la donna violandola con lo sguardo, anzi non la guarda neppure. Gli unici destinatari del suo sguardo sono gli aguzzini mascherati da giustizieri, i curiosi dottori della legge che non disdegnano una sbirciata ad una tetta o ad una coscia, ma anche qui Gesù non scivola nella demagogia di una facile condanna degli incuriositi aguzzini. No, il Maestro si supera ancora mettendoli e mettendoci di fronte alle loro e nostre fragilità, alle loro e nostre incoerenze ricordandoci che nessuno ha nessun diritto sul fratello/sorella colpevole o no che sia. Gesù affronta con forza il peccato e non il peccatore, ricorda a ciascuno di noi che qualsiasi sia la nostra fragilità non sarà questa a dannarci ma lo  sarà la nostra voglia di non separarci da lei. Vai e non peccare più non è solo un invito ma uno stile che non cancella ciò che è stato ma che lo pone come fondamento per la propria rinascita.

Claudio

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