Resurrezione di Cristo

4 aprile 2021
DOMENICA DI PASQUA (B)
Giovanni 20,11-18

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Osare passi nel buio, il mattino di Pasqua

È mattino di Pasqua. E, ancora, una donna. Maria di Magdala. Le donne, ultime ad accarezzare con il loro sguardo il corpo di Gesù deposto nella tomba, e ora le prime, appena si scioglie il precetto del sabato che vietava un di più di passi. Forse anche oggi uomini e donne sono alla ricerca di qualcuno che abbia un di più di passi. Ci è facile immaginare che, dalla sera del venerdì santo, a Maria di Magdala proprio non era riuscito di chiudere occhio. Ecco perché, il giorno dopo il sabato, apre l’uscio che ancora era buio e con il fiato in gola corre al sepolcro. E’ tanto grande il suo desiderio, che va di corsa… Un giorno poteva essere la forza della tradizione a farci schiudere la porta per andare alla celebrazioni. Oggi ci è rimasto il desiderio a metterci sulle tracce di Gesù, il risorto

2. Una ricerca di amore 

Se raffrontiamo uomini e donne, anche nei vangeli della risurrezione, vediamo gli apostoli barricati in casa, le donne le trovi per strada, il mattino presto, nelle mani gli aromi preparati per tempo. La donna del mattino di Pasqua sembra invitare a snebbiare la fede dai sonni, invita ad osare anche l’imponderabile della notte, a non lasciarsi immobilizzare da previsioni venate di pessimismi, a non lasciarsi scoraggiare dal pensiero di una tomba ostruita da pietra che è macigno per le tue deboli forze. Esci, anche se è buio. Ti sono rimaste ingualcibili in cuore alcune parole del Maestro. Corri con il desiderio. Che ti si legga in viso una ricerca: “Donna perché piangi? Chi cerchi?”. Anche in un singhiozzo è scritta, spesso, una ricerca d’amore. Anche in tanti pianti di questi giorni. 

La suggestione del correre si accompagna, nel racconto dei vangeli della risurrezione, al filtrare di una luce fatta di silenzi e di parole sussurrate. Non c’è l’imponenza dell’apparizione, non c’è una luce debordante. Noi forse avremmo preferito una modalità diversa. Forse la spettacolarità del morto che esce dalla tomba. Miracoli, segni clamorosi.

3. La risurrezione: una vera sorpresa!

Ebbene oggi, nel tempo dell’angoscia, è come se ci venisse chiesto di dare fiducia al nascere del nuovo. Ci viene chiesto di non appiattirci nell’attesa di qualcosa che ripeta le forme del passato o che abbia i contorni precisi che abbiamo prefigurato noi, come se tutto dovesse ritornare come prima. Al contrario ci viene l’invito a lasciarci condurre verso una sorpresa: una vita dalla risurrezione non ha il colore smunto della ripetizione, è abitata dallo Spirito del Risorto.

Lo Spirito del risorto è per l’invenzione, per l’immaginazione, per la sorpresa. Il risorto era in segni diversi nel mutare delle situazioni. Ancora oggi: uno che ti chiede perché piangi. Uno che ti mostra ferite che vengono dall’avere amato. Uno che ti cammina a fianco in una sera sconsolata e ti chiede di raccontare il perche del tuo volto triste. Uno che dopo notti di pescagioni fallite accende sulle sabbie a riva un fuoco per abbrustolire pane e pesci e senti profumo di pesce arrostito. Perché non scorgere sussulti di risurrezione nelle piccole cose, quelle che solo per chi non ha occhi sono pallide e insignificanti?

Segni che parlano a chi ha un cuore in ricerca, a chi non è assopito mortalmente dalla notte, a chi sa uscire di casa, come Maria di Magdala, quando è ancora buio. È risorto il crocifisso, ha ritrovato la vita colui che ha dato la vita. Forse, dilatando la parola del Cantico dei Cantici, potremmo dire: “Più forte della morte è l’amore”. 

Questo giardino dei racconti della risurrezione assomiglia molto al giardino del Cantico dei Cantici, dove l’amata si aggira alla ricerca struggente del suo amato scomparso: “L’ho cercato ma non l’ho trovato l’ho chiamato ma non mi ha risposto. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore“. Il giardino della Risurrezione ci dice che l’amore è più forte della morte. E non sarà proprio questo che ci consente in giorni come questi – e sembra un azzardo – di fare festa? Non l’incoscienza, non l’indifferenza, non la smemoratezza. Ma il ricordare. Il ricordare l’amore, segni concreti di amore, più forti della morte. Brividi di risurrezione.

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don Erminio

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