Leggendo il brano due cose mi hanno colpito una all’inizio è una alla fine.

Inizio.

Le parole di Gesù oggi si riferiscono a quelli che hanno creduto. Oggi infatti si parla di verità o meglio della verità. Verità è una parola molto spesso usata e forse ancor di più abusata. Cosa però si intenda per verità rimane tutto da definire. Per noi uomini la parola verità rischia di essere riferita a dati soggettivi e non oggettivi. Provo a spiegarmi: la verità varia in funzione di molte cose, il campo di applicazione, il soggetto di riferimento, il punto di vista e così ancora.

Nel mondo dove svolgo la mia opera pastorale (il carcere) la parola verità, ad esempio, è come una moneta perché ha sempre almeno due facce; quella della giustizia e dei suoi rappresentanti e quella del detenuto che nel 90% dei casi è vittima di un errata interpretazione dei fatti perché la verità è sempre un’altra.

Ma oggi il Maestro parla per chi ha creduto alla Sua parola. Parla per chi pensa che questo falegname Galileo sia molto di più del solito profeta e lo pensa perché crede che quello che ha visto, udito, sperimentato e provato sia veramente la presenza di Dio con lui. Crede veramente che Gesù sia Dio. Cosa questa che destabilizza e non poco chi invece pensa di sapere o meglio detenere la verità. I dottori, i Farisei in perfetta buona fede ritengono che la verità sia scritta nella Torah e che Dio, l’innominabile, sia totalmente e talmente trascendente che solo un pazzo può dichiararsi figlio suo o peggio può dichiararsi Dio e lo spingono in un crescendo di domande alla contraddizione, o meglio all’impossibile. Come può questo giovane uomo essere così vecchio da conoscere Abramo? Questo dimostra la sua pazzia e dato che i pazzi raramente dicono il vero….

Fine.

Gesù a questo punto però alza il livello e lo alza in un modo tale che perfino i Farisei e i dottori lo capiscono. Il Maestro li stupisce con la sua risposta a tal punto che non potendo fare altro, indignati, stupiti e forse in parte credenti lo cacciano o meglio iniziano a perseguitarlo. Gesù infatti risponde nell’unico modo incontestabile risponde dicendo che Lui è quello che è: io sono.

IO SONO.

Questo è il nome che Dio ha pronunciato di se stesso sul monte di fronte a Mosè quando gli ha fornito le tavole della legge. Questo è il nome santo e impronunciabile per un ebreo. Questo è il nome che giustifica come mai questo strano personaggio di nome Gesù fa tutto quello che fa. Questa è la verità di Gesù e questo è un dato incontrovertibile. Questo è di conforto e rafforzo per chi crede in Lui ma questo è anche la pura di chi non riesce a fare il passaggio dalla propria verità alla verità di Dio.

Claudio

 

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