Vorrei provare a guardare questa scena partendo da due punti di osservazione diversi: il Maestro e i discepoli.

Gesù.

Siamo quali alla fine dell’esperienza terrena del Maestro, sono passati anni ed esperienze. Gesù ha avuto un buon successo locale è conosciuto, ricercato tutti lo vorrebbero per la sua capacità dì essere un problem solver. Dove vi è malattia Lui guarisce, dove vi è fame Lui sfama, dove vi sono ferite Lui libera. Insomma siamo all’apice della vita pubblica e Gesù sapendo o forse intuendo come sarebbe andata a finire inizia annuncia ai suoi che sta per partire e che prepara il posto nella casa del Padre. È convinto o forse spera che gli uomini che si è scelto e che con cui ha condiviso il vivere quotidiano capiscano a cosa si riferisce. Insomma dopo tutto questo tempo è chiaro che tutto serve a dimostrare il legame fra Gesù ed il Padre e che le opere compiute non sono altro che la manifestazione della misericordia del Padre. Invece… sorpresa non capiscono nulla. Tutto questo tempo con loro a parlare con loro, mangiare con loro, camminare con loro, operare con loro..non è servito a nulla. Lo guardano con sguardo stupito ed interdetto come se parlasse di cose totalmente sconosciute…non c’è verso, non ci arrivano.

Discepoli.

Ma cosa sta succedendo? Cosa gli prende al Maestro? Adesso che stiamo finalmente esplodendo, che stiamo uscendo dal l’anonimato tu ci vieni a dire che te ne vai..che torni al Padre nella sua casa dove hai preparato le nostre stanze…..e soprattutto che noi conosciamo la via. Portiamolo all’ombra perché ha preso troppo sole. Straparla deve essere successo qualcosa; il Maestro parla di casa, di Padre, di strada da prendere ma quale casa, quale strada, quale Padre…

Noi.

Noi che dopo duemila anni avremmo la risposta certa sui progetti ed i programmi di Gesù, noi dicevo, ci fingiamo stupidi e sorpresi come loro, Tommaso, Filippo e tutti gli altri che non possano non aver colto il messaggio del Maestro. Era chiaro, indiscutibile, palese. Gesù doveva morire per poi risorgere lo ha ripetuto fino alla noia. Già proprio dall’alto dei nostri duemila anni e rotti di storia proprio noi finti stupiti ci ritroviamo a porre a Gesù le stesse domande…quale casa, quale Padre , quale via. Noi così abituati alla critica costante degli altri se ci guardiamo dentro siamo nelle stesse condizioni di Tommaso e Filippo, anche noi restiamo stupiti di fronte al messaggio di Gesù e anche per noi l’unica via è attendere e ricercare l’azione dello Spirito che ci apra gli occhi e il cuore così da poter riconoscere nelle parole del Maestro la via verso la casa e verso il Padre.

Claudio

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