L'incredulità di Tommaso - Caravaggio - particolare

Tre dimensioni particolari

12 aprile 2026
II PASQUA DI PASQUA (A)
Giovanni 20,19-31

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Tre dimensioni particolari

La prima: temporale: è importante sottolineare la preposizione “di” Pasqua, perché la liturgia segue la tradizione pasquale secondo Luca, che distende per una cinquantina di giorni il mistero pasquale di Cristo, sottolineando con forza che le apparizioni del Risorto avvengono il primo giorno dopo il sabato, la nostra domenica. 

Così i chiavistelli del tempo, scandito dal ciclico settenario, vengono infranti e l’ottavo giorno, gravido di attesa, rimanda simbolicamente al giorno in cui la visione di Cristo sarà piena per tutti noi.

La seconda: battesimale“In albis depositis”. È il giorno in cui i neofiti cristiani, battezzati la notte di Pasqua, deponevano l’abito bianco ricevuto durante il Battesimo. A distinguerli non più un vestito, segno di nuova dignità cristiana, bensì la testimonianza nel quotidiano. Questo è per noi un invito a riscoprire la forza e le esigenze del nostro Battesimo.

La terza: devozionaleDomenica della divina misericordia, complice il Vangelo che parla di remissione dei peccati e le visioni della santa polacca Suor Faustina Kowalska morta nel 1938 a 33 anni e beatificata nel 2000 da San Giovanni Paolo II.

2. Tre immagini significative

La porta sbarrata: Giovanni ci offre l’immagine, immediatamente post-pasquale, di una comunità cristiana chiusa, piena di paure rispetto al mondo esterno, che guarda con ostilità e così da esso si sente guardata. Una chiesa caduta nel pessimismo, senza memoria e dunque senza speranza. 

Shalom”, con questo saluto quotidiano nel mondo ebraico, il Risorto irrompe nel cenacolo e la paura si tramuta in gioia. 

Anche nelle nostre chiusure e paure che si riflettono all’esterno in atteggiamenti di pregiudizio, rabbia, condanna e rifiuto, cala questa parola del Signore. “Shalom”, pace a te, pacificati con il tuo io profondo, non avere paura delle tue fragilità, nella tua debolezza opera la mia potenza. Apri con coraggio le tue porte. 

L’invio: Come il Padre ha invito Gesù nel mondo, così Gesù invia noi, ma non da soli. Il protagonista della missione è lo Spirito Santo, che Gesù stesso dona ai suoi con un “soffio”, lo stesso che Dio insufflò nelle narici dell’Adamo (il terrestre, il fragile tratto dall’argilla) appena creato, secondo Genesi 2,7. 

Perché Gesù è stato inviato nel mondo? Che cosa ci manda a fare? Il mondo non è già pieno di mille internauti che scagliano nell’infosfera migliaia di annunci promettenti? 

L’invio è legato all’annuncio del perdono, di poter ricominciare da capo, di ritrovare la propria dignità. Gesù ci restituisce la stima in noi stessi, e così dobbiamo fare noi con gli altri. Non abbatterli, bensì edificarli. Non siamo chiamati a portare oro o argento, ma a dire come Pietro allo storpio: “alzati e cammina”, su risollevati, nulla è perduto, le ferite della tua mente e del tuo cuore possono essere sanate se le consegni al Signore. 

Il dubbio: Sulla bocca di Tommaso c’è una delle più antiche professioni di fede della Chiesa: “Mio Signore e mio Dio”. Vedere e credere valeva per gli apostoli, i discepoli coevi di Gesù, eppure anche in loro il dubbio resta sino alla fine. 

Credere senza vedere è invece quanto tocca a noi. La passione di Cristo è storicamente attestata, la resurrezione di Cristo è testimoniata; non c’è da stupirsi se i dubbi ci assalgono, l’importante è condividerli, parlarne, ascoltare l’esperienza di altri e chiedere luci al Signore. 

Se la resurrezione si può solo testimoniare, è importante che il testimone sia credente e credibile

Per essere credente solo una robusta vita spirituale, certo adatta alla propria condizione di vita, e la condivisione nella comunità cristiana, possono tenere viva la fede. 

Per l’altro aspetto appare sempre più necessaria la presenza nella chiesa di cristiani laici che narrino con la vita la credibilità del Vangelo per l’esistenza umana. 

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don Erminio