L'albero della Vita

12 settembre 2021
II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI GIOV. BATTISTA (B)
Giovanni 5,37-47

Riflessione a cura di don Erminio Villa

Giovanni concepisce il suo vangelo come un lungo processo tra luce e tenebre e, nell’ennesima discussione di oggi, Gesù afferma due scomode verità. 

1. Le testimonianze su Dio

La prima è che la testimonianza su chi è Dio passa attraverso la parola dei profeti, le opere del Padre e la Scrittura. 

Gesù cita tre testimoni che parlano di lui, che ne attestano la missione: Dio non ci manda una e-mail per manifestarsi, ed è piuttosto allergico ai miracoli: 

  1. Le sue parole usano la voce di uomini e donne che, come il Battista, colgono di lui cose che noi fatichiamo a vedere. Giovanni Battista, acclamato come profeta, è venuto proprio a preparare la strada al Signore, 
  2. Di più: guardandoci intorno col cuore spalancato riusciamo a trovare le tracce della sua presenza nelle opere del Creato e degli eventi. Le opere di Gesù, i suoi miracoli, segnalano la venuta del Regno di Dio in mezzo a noi, 
  3. Infine Dio si manifesta attraverso la sua Parola scritta (è proprio ciò che stiamo cercando di fare!) è la Scrittura che i farisei conoscono e che male interpretano. 

Questi tre “testimoni” – dice Gesù – manifestano che egli è il rivelatore del Padre. Allora, apriamo il cuore alla testimonianza dei tanti profeti che ancora solcano le nostre strade, guardiamo alle opere, ai piccoli miracoli che il Signore ci dona quotidianamente e scrutiamo le Scritture con un cuore attento e libero, come facciamo tutti i giorni. 

Tutto ci parla di Cristo e Cristo ci parla di Dio. Viviamo bene la nostra libertà, lasciamo che il nostro cuore si spalanchi allo stupore. I miracoli sono intorno a noi, è il nostro sguardo che si deve alzare e chiarificare. 

2. Libertà da se stessi

La seconda verità ci è ancora più scomoda: Gesù dice che non può essere riconosciuto da coloro che prendono gloria gli uni dagli altri. Che dura verità è questa! Se sono tutto coinvolto e assorbito dalla mia esteriorità e da ciò che pensa la gente di me, difficilmente riuscirò ad essere sufficientemente libero per scoprire la presenza di Dio. 

Se sono più compiaciuto della domanda che ho posto e che denota la mia intelligenza che della risposta che mi conduce alla verità tutta intera, difficilmente riuscirò a fare spazio a Dio. 

Animo, fratelli, cerchiamo l’unico che dona la gloria, lasciamo perdere la fragile ed effimera gloria degli uomini! 

3. Alla ricerca della verità

Forse molti ricorderanno quella scena di film in cui un teologo inchioda al pavimento i libri della sua biblioteca. Un uomo che scrutava le Scritture, che le studiava attentamente, che credeva di trovare in esse la vita, crocifigge con chiodi di ferro le pagine su cui aveva così amorosamente fissato gli occhi.

È la scena madre del bel film di Ermanno Olmi “Cento Chiodi” quando il protagonista lascia i libri e va a cercare la verità della vita tra povera gente, lungo le rive del Po, presso chi sa ancora gustare pane e vino e festa. Quella scena è la traduzione delle parole del vangelo: “Voi scrutate le Scritture pensando di avere in esse la vita eterna”, ma vi illudete. 

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don Erminio

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